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fino al 30.I.2010 | Black Atlantic | Bolzano, ar/ge Kunst

di - 14 Gennaio 2010
Attraversare l’Atlantico significa anche trasformarsi.
Il Black Atlantic di cui parla
Paul Gilroy è uno spazio ibrido in cui si è costruita una cultura
transnazionale, che infrange i confini dell’“assolutismo etnico”. La
mostra pone quindi a confronto quattro artisti provenienti dai tre diversi
continenti che costituirono il famigerato triangolo commerciale: Africa,
America, Europa.
La nave negriera diviene il simbolo di questi passaggi
forzati, di quest’inevitabile divenire altro. Independance day 1936-1967 di Maryam Jafri è un’installazione di foto d’archivio che mostrano i festeggiamenti
dell’avvenuta indipendenza da parte di paesi africani e asiatici. Un lavoro-cerniera
tra passato coloniale e postcolonialismo. Si presagisce però già il perpetrarsi
dello sfruttamento nella storia dei nuovi stati. Aleggia un’unica
orchestrazione, tanto che le distanze geografiche assumono le sembianze di
diversi momenti di un’unica celebrazione.
Sulla parete opposta, un relitto si erge con imponenza
spettrale: è una delle navi da pesca che l’Urss fornì all’Angola per favorirne
lo sviluppo economico. Una scritta campeggia sulla foto centrale del trittico
di Kiluanji Kia Henda: Karl
Marx Luanda
. Come previsto, la sorte
del paese africano finì nelle mani delle due potenze vincitrici del secondo conflitto
mondiale. Crollato il muro di Berlino, disgregata l’Unione Sovietica, le navi
fantasma giacciono sulle rive dell’Atlantico: lo sviluppo si è fermato di
nuovo.

Hank Willis Thomas
apre uno squarcio sullo sguardo razziale. The
curious in ecstacy
riproduce una
stampa francese d’inizio Ottocento, in cui alcuni “curiosi” in abiti borghesi
osservano con attenzione morbosa il corpo nudo di una donna. Al centro
dell’attenzione doveva esserci Saartje Baartman, la Venere Ottentotta, che dal Sudafrica girò per le capitali europee per
esibire la sua mostruosa femminilità: un deretano e una vulva enormi. L’artista
la sostituisce con la Venere di Botticelli, prototipo della bellezza idealizzata europea. Uno
slittamento tra codici e convenzioni culturali che determinano lo sguardo, come
in The day I discovered I was coloured: una rivisitazione della copertina di un romanzo degli anni ’70, in
cui la condizione di “diverso” del dubbioso bambino di colore viene imposta
dallo sguardo deciso dei due ragazzi bianchi.
Atlantico: circolazione di popoli e culture, ma anche
di capitali. Tre note carte di credito marchiate dall’emblema della nave
negriera pongono la circolazione del capitale nell’era globale in linea di continuità
col passato coloniale, asservito alla logica del profitto, sotto l’egida dei
lumi della ragione illuminista.

Tracce del passato coloniale vengono riscoperte nelle
Virgin Islands e nella stessa cittĂ  di Copenhagen dal danese Nanna Debois
Buhl
, alla ricerca di un senso di
appartenenza. Ma l’oceano non ha confini; è piuttosto il luogo della
contaminazione. Il video mostra l’incontro quasi commovente della
telecamera-occhio dell’artista con gli asini portati dai danesi come forza
lavoro sulle isole. La stessa fauna del luogo reca i segni di un passato
coloniale che invano si tenta di rimuovere.

antonella palladino
mostra visitata il 27 novembre 2009


dal 27 novembre 2009 al 30 gennaio 2010
Black Atlantic
ar/ge Kunst
a cura di Luigi Fassi
ar/ge Kunst Galleria Museo
Via Museo, 29 – 39100 Bolzano
Orario: da martedì a sabato mattina ore 10-13 e 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0471971601; fax +39 0471979945; info@argekunst.it; www.argekunst.it

[exibart]


Visualizza commenti

  • Ciao Antonella... peccato che non eri a Napoli. In questi giorni Hank Willis Thomas era qui in giro per la cittĂ , mio ospite. Era una buona occasione per conoscerlo :)

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