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fino al 10.XII.2006 | Nicola Di Caprio | Venezia, Galleria Michela Rizzo

di - 4 Dicembre 2006

Per Di Caprio la musica è paradigma di vita. Nella visione postmodernista è metastoria, complesso di valori che trascendono la storia. Incarnando non solo l’identità collettiva, ma persino l’identità individua, rappresentata oggi da quell’accessorio, propaggine del nostro corpo, che chiamiamo I-pod, strumento meccanico riflessivo che induce il raccoglimento in sé, tenendo il mondo di fuori.
È affare di fede. E di liturgia. Nicola Di Caprio ha ritratto le magliette rock indossate come seconda pelle, ha celebrato il rito dell’assolo, ha cristallizato nella scultura il linguaggio dei gesti tipici dei concerti, ha costruito totem con gli strumenti.
Qui sono in mostra alcuni dei Cd Oversize, gli ormai classici dorsi di compact disc musicali dipinti su tela. L’allestimento trasgredisce la canonica disposizione ordinata verticale per tentare un ordinamento che rinvia all’astrazione geometrica di De Stijl, da Mondrian a Theo Van Doesburg. Ma tutt’altro che astratti sono i singoli soggetti, che insieme ripercorrono alcuni capisaldi della denuncia sociale, dai Clash ai Rage Against The Machine, dai Green Day a Bruce Spreengsteen.
Ma proprio quelle stesse scritte scompaiono nella serie contigua, dove i cd si spogliano dei connotati grafici per sintetizzarsi nella loro essenza cromatica, in una inedita declinazione iconoclasta.
D’altro canto la sintesi di Di Caprio tende a marginalizzare l’icona della rock star per recuperarne il segno, la traccia, la parola. In questo consiste la cifra del suo lavoro, la scoperta di ciò che sta dietro l’immagine, come diceva Zeri. Così accade che le foderine dei vecchi vinili, in fondo la parte nascosta degli LP, ma probabilmente la più cara e studiata dai fan, diventino il supporto per le improvvisazioni dell’artista a tecnica mista. Materiale grezzo, riflessioni occasionali, quasi appunti di lavoro e flusso di coscienza liberatorio, come scrive Martina Cavallarin nel catalogo.
Il nucleo della mostra si sviluppa nell’appartamento della gallerista. Uno spazio privato, giacché lo spazio pubblico della galleria è stato trasformato dall’artista in una sorta di grande manifesto, di street work da vedere transitando nella calle degli Albanesi. Una grande bandiera americana mostra al centro un grande bersaglio e si trasforma in un catalizzatore di emozioni e riflessioni. Di Caprio non vuole denunciare nulla, lascia al singolo decidere cos’ha sotto gli occhi. Ciò che conta infatti è la presa di coscienza che quella bandiera, nel mondo contemporaneo, rappresenta, in ogni caso e in ogni luogo, il target per antonomasia: politico, culturale, economico, nel bene e nel male, il riferimento è quella composizione a stelle e strisce. È la profezia di Jasper Johns; la citazione dell’artista italiano non fa che sintetizzare le contraddizioni della nostra epoca.

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alfredo sigolo
mostra visitata il 18 novembre 2006


Nicola Di Caprio: Innocent Watchers (are we?)
Dal 18 novembre al 12 dicembre 2006
Venezia, Calle degli Albanesi 4254 (centro storico, vicino Piazza San Marco)
orario di visita: martedì 10.00-12.30 e 16.30-19.30; da mercoledì a sabato 16.30-19.30 – ingresso: libero – per informazioni: tel.041 5223186 cell. 335 5443326 mail info@galleriamichelarizzo.netwww.galleriamichelarizzo.net
a cura di Martina Cavallarin
La mostra prosegue nell’abitazione della titolare (chiedere in galleria)
Catalogo Artshow Edizioni


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