1866, l’anno dell’annessione dell’antica Repubblica di San Marco al Regno d’Italia, e 1918, l’anno che conclude la Prima Guerra Mondiale, sono le date estreme del periodo preso in considerazione. Palle di cannone accolgono il visitatore all’ingresso della mostra mentre voci e suoni da brani di film proiettati contribuiscono ad immergerlo nell’atmosfera.
Il percorso, curato da Giorgio Rossini attraverso luoghi, fortificazioni e mezzi militari, divenuti patrimonio storico, è suggestivo nell’allestimento di Stefano Filippi. Comincia con riproduzioni dell’Arsenale, grandioso complesso di cantieri navali, gloria e base della potenza economica, politica e militare della Repubblica dei dogi, smantellato da Napoleone e rimesso in funzione dagli Austriaci, dominatori stranieri contro i quali la città insorge.
Venezia, da Regina dell’Adriatico, dismessa la corona ducale e il manto d’ermellino, diventa nell’allegoria ottocentesca di Andrea Appiani una giovane dimessa e discinta
Vivide sono le testimonianze pittoriche di artisti soldati come lo “Scoppio del cassone di artiglieria” di Giovanni Fattori o i dipinti di Ippolito Caffi e le stampe che documentano battaglie campali dove, nelle mischie con bandiere, cavalli impennati e soldati che fanno brillare le lame delle sciabole nei combattimenti corpo a corpo, è celebrato il patriottismo, fulgente anche nella disfatta. Al sentimento d’attesa che emana dalla caricatura di Melchiorre Delfico, con Garibaldi intento a fare la serenata a una Venezia in lacrime dietro le sbarre, segue il tripudio della folla e lo sventolare del tricolore a San Marco per festeggiare l’annessione al Regno d’Italia nella litografia di Pascal Blanchard.
myriam zerbi
mostra visitata il 19 gennaio
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