Il titolo della mostra rimanda, come uno specchio, a chi guarda. E uno specchio deformante -che allunga- è anche il semicilindro in rame di Verticale, uno degli oggetti che Remo Salvadori (Cerreto Guidi, Firenze, 1947) pone nello spazio “antico” del Museo Querini Stampalia. Oggetti che non cercano un connubio né un’integrazione con ciò che li circonda. Ma non si tratta di una provocazione, solo di un essere lì in sè stessi, cose, frammenti di tempo e di spazio. Come Lente liquida, contenitore di vetro dal fondo sferico ricolmo d’acqua ferma, quasi gelatina, in equilibrio su di un punto: è l’osservatore e non l’oggetto osservato a determinare il senso di questi oggetti nello spazio.
L’allestimento della mostra, curata da Chiara Bertola, si sviluppa sui due piani del museo: quello superiore “antico” e quello di sotto “contemporaneo”, due livelli che diventano zone espressive cariche di senso.
Ma se al piano superiore avviene uno straniamento, al piano terra la sensazione è opposta: le opere sembrano con-fondersi nello spazio. Nell’area Carlo Scarpa, le installazioni sembrano far parte dell’architettura del luogo, come l’ impercettibile Nel momento (1973 – 1999): un ricamo in piombo intagliato secondo rapporti numerici e armonici. Nello spazio principale fisso e sottile L’osservatore e non l’oggetto osservato (1981), un susseguirsi di silhouettes di cavalletti senza macchina fotografica d’altezza diseguale. Per immortalare lo sguardo dei diversi punti di vista di chi osserva con i suoi occhi senza usare una lente, un obiettivo, una macchina…
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