Categorie: venezia

fino all’8.VII.2012 | Future, Landscape | Forte Marghera, Parco del Contemporaneo

di - 13 Giugno 2012
Simbolicamente Asterina 11, opera di Dacia Manto composta da coloratissimi pigmenti veneziani, rappresenta una mappa dell’Isola di Forte Marghera, luogo dell’esposizione, in una perfetta sintesi ideale tra opere, contenuto e contenitore. Infatti l’ex-complesso militare rientra appieno in quell’idea di “terzo paesaggio” teorizzato da Gilles Clément e costituito da luoghi abbandonati dall’uomo e riconquistati dalla natura. In questo caso la biodiversità è di tipo culturale e l’intera area si configura come nuova piattaforma espositiva del contemporaneo.
A partire dai lavori di Giovanni Morbin, Lanci di sculture e Ibridazione 7, omaggio alle ricerche concettuali di Germano Olivotto, il paesaggio è, in ogni sua declinazione, protagonista. Lo sguardo corre poi ai “deserti” nostrani con il dittico fotografico Magredi di Marco Citron, desolate vedute geologiche della “steppa” friulana, o con Planiziaria della Manto, dove lo scorrere lento e incessante delle acque del Po rivelano, nella piccola fauna, un ecosistema primordiale, che risulta invece stravolto nelle ricerche di Estevan Bruno a documentare la presenza di sostanze chimiche nella laguna veneziana. Mentre Christian Chironi con Data (Monte Bianco), un “grande vetro duchampiano”, analizza il paesaggio con le coppie realtà/finzione e materiale/immateriale, e un disegno di Serse, Ai sali d’argento, si sofferma su una natura distruttiva e implacabile, dove l’uomo è assente.

Se l’ottimistico futuro delle piantine di Re-watering immaginato da Studiomobile parla di sostenibilità ambientale, di segno opposto paiono gli sguardi internazionali sull’est Europa. Dritan Hyska, nel fotomontaggio Object 7, assembla un “condominio-falansterio” in costruzione, icona ideale di ogni eco-mostro, e nel metro quadrato inquinato testimonia lo sfruttamento del suolo albanese a scapito delle popolazioni locali. Tra nostalgia e critica, Citron gioca con il filtro della memoria in Boring Landscape, foto di grigi edifici modernisti sovietici degli Anni Cinquanta.
Surreale e straniante il video-reportage del regista Hannes Lang, Leavenworth WA, in cui una comunità statunitense riproduce usi e costumi di un’immaginifica “Baviera felix”, «toccando qui – sostiene il curatore – l’assurdo del site specific».
Improntati alla matericità sono i lavori di Paolo Parisi, Coast to Coast, e di Antonio Guiotto, Casa dolce Casa: quest’ultimo – un “ragno” di tubi, legno e cemento – fa da contraltare alla levità delle macchie cromatiche di When the snow melts, opera di Tiziano Martini, e di Cap Paesaggio del sodalizio Cuoghi Corsello (scorcio urbano a spray per una riflessione sul vivere metropolitano). Infine, non manca un paesaggio “altro”, irreale e sintetico, dei nuovi media: come quello brullo e collinare al tramonto di Pavel Mrkus, nel video a volo d’uccello Next Planet, che ridefinisce lo spazio come nuovo simulacro.
enrico padovani
mostra visitata il 25 maggio 2012
dal 26 maggio all’8 luglio 2012
Future, Landscape. A changing exhibition
a cura di Riccardo Caldura con la collaborazione di Gianluca D’inca Levis, Guido Molinari e Paolo Toffoluti
Forte Marghera, Mestre-Venezia, Padiglione 36
Orario: da giovedì a domenica ore 17-22 (o su appuntamento)
Ingresso libero
Info: tel. +39 0415319706 – info@parcodelcontemporaneo.it – www.parcodelcontemporaneo.it – www.fortemarghera.org

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