Dopo essersi addentrato nell’esplorazione delle potenzialità del live media e del vjing come sinergia tra suono e immagine, quest’anno Netmage ha proposto anche artisti la cui ricerca propendesse verso il sonoro (Richard Chartier, Saule, Mou, lips!…), senza necessariamente minare i presupposti di un’esperienza estetica totalizzante ed immersiva. In questo senso, lo spazio della Sala Borsa a Bologna e l’allestimento strutturale – un quadrilatero al centro sormontato da uno schermo per ogni lato e al cui interno hanno agito gli artisti – hanno decisamente favorito duttili modalità di fruizione (non sempre possibili invece al Cassero, date anche le code chilometriche…), che andavano dall’immobilità frontale alla mobilità del punto di vista (o di ascolto).
Risvolti interessanti per due performance “orientate” su una prospettiva angolare, in
Duplice e a tratti ossimorico anche il rapporto con la “tradizione”: se da una parte c’è stata una tendenza a citare i grandi (sperimentatori) del cinema, dall’altra il risultato ne annullava addirittura la riconoscibilità o ne trasfigurava l’essenza narrativa. I Rechenzentrum hanno presentato il dvd Director’s cut, un personalissimo tributo alla storia del cinema realizzato recuperando, con gusto filologico, excerpta da film più o meno noti. Estratti dal loro contesto e rielaborati fino a nasconderne i “tratti
Di orientamento diverso 52 Spaces, hommage di Scanner aL’eclisse di Michelangelo Antonioni: la dilatazione temporale dell’inquadratura, tipica del piano sequenza, diventava nei singoli frame quasi parossistica, creando assieme alla base sonora (dialoghi, rumori di sottofondo e musica) un singolare invito alla meditazione. Scanner sembra avere spogliato di qualsiasi pretesa narrativa il materiale di partenza, in un gioco di contemplazione e di interpretazione soggettiva, trasferendo il peso della rappresentazione sull’aspetto sonoro-musicale.
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