Presentata in una sala conferenze ricavata all’interno del palazzo che ospita il Bar Parko a Crema, la performance ideata da Alberto Mori in collaborazione con Matthias Reuter è un’idea innovativa e diversa, nel panorama scarsamente generoso di iniziative legate all’arte giovane e creativa della provincia cremonese. Due video proiettati all’inizio e alla fine dell’azione scenica confermano la spinta verso una ricerca multisensoriale; una parete bianca divide i due tempi, il prima e il dopo, racchiudendo un durante che è gesto, parola, immagine evocata, poesia.
Dà l’avvio all’azione La borsa di Maruska di Gino Ginel, un video concentrato sulla danza di una borsa e della sua proprietaria, pretesto per una riflessione sulla profondità di campo e sui contrasti cromatici. Priva di sonoro, questa videodanza insiste sui richiami geometrici e sull’interazione dei due corpi nello spazio.
Fin dal principio della performance è evidente il punto di riferimento, l’ineguagliabile elemento d’ispirazione: gli Stücke del teatrodanza della coreografa tedesca Pina Bausch. E l’attenzione al gesto, all’immediatezza, alla ripetizione, al movimento in quanto ricerca di ritmo e connessioni, è chiaramente messa in risalto dal corpo centrale di questa esibizione performativa: i due attori, come aedi, creano uno spazio scenico in cui le parole non siano solo poetiche, ma riescano a trasformarsi in gesti, raccordi tra il movimento ed il suono. Nella recitazione si esplicita l’importanza della gestualità come rito del dare. Il passaggio dal video all’interpretazione, dal gesto dell’attore alle parole del poeta, questo susseguirsi di azioni e momenti sottolinea l’importanza dello scambio e della collaborazione, intesi come momenti di creazione e nascita.
Chiude il cerchio il video di Andrea Lamacchia, Pulsazioni: un getto d’acqua che cade su stoffe e superfici metalliche, il cui sottofondo musicale arricchisce di un ricercato respiro poetico. Un tentativo ancora incerto di unione tra suono e colore, alla ricerca di un risultato onirico ed immateriale, a sostegno dell’ormai ben nota (e in alcuni casi abusata) immagine acquatica in video.
L’insieme di gesti usati, immagini e voci richiamate spiegano, comunque, il significato di Rac/cor/dan/ze: non solo un titolo scelto per questo evento, ma anche il nome dato ad una selezione di testi poetici, raccolti in un libro. Parlando del gesto e della parola che permeano performance e poesie, Alberto Mori spiega: “Essi, nella scrittura del mio stesso libro, sono stati organizzati in poesia con linearità, senza soluzione di continuità e senza punteggiatura del verso; per liberare la percezione cognitiva nel movimento dell’occhio del lettore.”
Alberto Mori e Matthias Reuter cercano una performance che sia immediata, fruibile da chiunque perché legata a gesti e sonorità evocative ed immaginifiche. Non sempre riescono in questo intento: la poesia è a tratti difficile, legata a significati altri che sfuggono allo spettatore poco preparato, ancor più al pubblico che non conosce la realtà della performance e il significato che gli ideatori vi attribuiscono. Manca probabilmente un elemento di trasmissione tra idea e pubblico, un filtro che permetta di tramandare e ricevere, all’insegna del significato su cui si basa tutto il lavoro: il gesto del saper dare.
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Alberto Mori
Poesia a Crema
silvia scaravaggi
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