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Caro Ministro ti scrivo/2

di - 24 Luglio 2013

Marina Valensise, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi
Dall’ottobre scorso, l’Istituto italiano di cultura ha lanciato un nuovo programma, “Le promesse dell’arte”, che mira a favorire i giovani talenti italiani. Ogni mese accogliamo un giovane selezionato da esperti nominati a rotazione per le varie discipline e presentiamo al pubblico l’opera realizzata nel corso del suo soggiorno. Il neo ministro potrebbe lanciare programmi analoghi a favore dei tanti tecnici, archeologi, storici dell’arte, architetti, che costituiscono il nucleo del Mibac, al fine di valorizzarne le risorse e le competenze.
Sarebbe bene puntare anche sulla razionalizzazione dell’apporto dei privati nella gestione dei servizi connessi ai musei. Stanti le note difficoltà di bilancio, servirebbe ritoccare la normativa per assicurare una maggiore efficienza del sistema  evitando le posizione di rendita per i privati; e coinvolgendo direttamente le imprese nella valorizzazione del patrimonio nazionale, attraverso la promozione dei loro prodotti. Molte le forme possibili. Per esempio, a Parigi, per il rinnovamento della nostra sede, il palazzo neoclassico Hôtel de Galliffet, abbiamo promosso un’inedita sinergia con le imprese d’eccellenza. Dopo aver finanziato alcuni interventi strutturali di restauro della nostra sede nel cuore del Faubourg Saint Germain, una ventina di imprese hanno fornito a titolo gratuito o in comodato d’uso i loro prodotti, consentendoci di promuoverne la diffusione. Tutti campioni dell’industria italiana (Zanotta, Lema, Irinox, Modulnova, Smeg, Fortuny, Viabizzuno, Bitossi) che hanno aderito alla sinergia promossa dall’Istituto di Cultura, in cambio dell’offerta a titolo gratuito dei saloni dell’Hôtel de Galliffet, per una o due manifestazioni l’anno, grazie a una forma di mecenatismo commerciale dove, in nome del marketing, l’uso delle risorse disponibili si coniuga alla promozione del sistema Italia. È facile immaginare quanti e quali frutti questo modello potrebbe dare se lo si collegasse alla promozione del territorio, alla ricchezza del nostro patrimonio storico e alle innumerevoli testimonianze trasmesse da millenni di ininterrotta civiltà.



Mario Cristiani, Galleria Continua, San Gimignano, Beijing, Le Moulin Parigi
1) Il Ministro della cultura italiano deve adoperarsi per riportare il nostro Paese ad essere una terra d’accoglienza per gli artisti come era in passato, quando i migliori tra questi ci venivano tutto il mondo. Gli artisti si portano dietro tutte le altre risorse culturali, a cominciare dai collezionisti. Muovono idee ed economie. Noi abbiamo ancora un’industria culturale perché abbiamo un passato di altissima qualità diffusa. E l’obiettivo è riportare un tale livello di qualità nel nostro presente, facendo del nostro patrimonio culturale una realtà viva e non un cadavere o, nella migliore delle ipotesi, un peso economico come è vissuto oggi.
2) Se il problema è la mancanza di risorse pubbliche, occorre creare una relazione fertile e trasparente tra pubblico e privato che sia sostenuta anche dal punto di vista legislativo. Trasparenza nella gestione delle risorse quindi e controllo tra entrate e uscite, in modo che l’avanzo degli incassi che viene da mostre e siti più attraenti vada a coprire le necessità di quello che è meno appetibile, che dà meno visibilità al privato e che è concettualmente più difficile, come l’arte contemporanea.
3) Nello specifico, per quanto riguarda il mercato dell’arte, chiedo di abbassare l’IVA al 10 per cento e di rivedere le misure adottate dal governo Monti sul controllo fiscale perseguito attraverso l’acquisto di opere d’arte. Prima non c’era nessuna regola, oggi invece il collezionista è criminalizzato e su di lui ricade un sospetto inaccettabile che rivela un problema culturale di fondo che va velocemente rimosso: l’idea è che se hai 5/10mila euro da spendere per l’acquisto di un’opera (che nella testa di tanti equivale a disponibilità di soldi da buttare), vuol dire che ne hai tanti di più che nascondi da qualche parte. Ma spesso il collezionista è portatore di una visione culturale e non deve essere oggetto di terrorismo. Senza pensare al danno che si fa in questo modo a un settore mediamente non florido: solo per dirne una, negli ultimi anni i collezionisti italiani sono diminuiti del 50/60 per cento. Non comprano più? Forse semplicemente comprano all’estero.
Giorgio Fasol, collezionista
1) Il ministro deve fare velocemente un’analisi delle urgenze nei vari settori, ma tirando le conclusioni in un mese, non in un anno. E per fare questo e altro, deve muoversi come tutti i bravi manager di questo mondo: avvalersi di operatori onesti e competenti del sistema culturale.
2) Altra misura urgente è applicare sulle transazioni d’arte l’IVA del 19 per cento sull’imponibile al 30 per cento, come è in Francia. È un modo per non toccare l’aliquota del 19 per cento, fatto che ha una sua rilevanza psicologica, ma portando comunque l’IVA alla media europea. Che in ogni caso va cancellata completamente sugli acquisti delle opere di giovani artisti sotto i trenta anni. Questo provvedimento faciliterebbe non solo il lavoro di questi, ma anche quello delle giovani gallerie che investono su di loro. Dove si trovano le risorse? Colpendo il sommerso. L’arte non deve essere più la grande lavanderia dove si ripulisce il denaro sporco, come spesso purtroppo accade. Se continua ad essere usata per il riciclaggio, e l’unico modo per invertire la tendenza è avere una tassazione equa, non ci liberemo mai del sospetto che il mercato dell’arte sia un mondo disonesto.
3) Il Ministro quindi deve puntare sulla legalità. E tutti quanti dobbiamo cominciare a pensare e a praticare l’etica, non solo nell’arte, ma in tutti i settori culturali: il cinema, la musica, l’editoria, il teatro.  

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