Una selezione di 18 artisti la cui opera è riunita in un’unica installazione che coinvolge due aspetti del Medialismo, teoria ampiamente studiata da Gabriele Perretta, ideatore e curatore della mostra. Perretta realizza a Latina un progetto che contrappone multimedialità e ipermedialità, disponendo le due espressioni in spazi contigui, ma divisi. Il manufatto artigianale è allestito nell’aula semicircolare, ampia e luminosa, e consiste in immagini appese come fondale di palcoscenico (ciascuna opera di un artista diverso: tra cui Adriano Nardi, Silvano Tessarollo, Antonello Mazzoni, Dormice, Santolo De Luca), a cui si affiancano i lavori di Meneghetti. L‘opera multimediale (Tullio Brunone, Carlo Caloro, Ezio Cuoghi), seppur collocata esternamente, partecipa all’insieme, contribuendo alla realizzazione di un unicum che diviene altro rispetto alla voce del singolo artista.
La mostra può essere dunque vista come una creazione autonoma del curatore, che utilizza i singoli contributi per esporre la sua teoria. Il risultato è di forte impatto, visivo, ma anche emotivo. La scelta delle opere è caduta su contenuti vivaci, quasi violenti: la comunicatività dell’immagine, iterata dall’accostamento forzato di espressioni artistiche diverse, e la matericità, espressa, ad esempio, delle piccole teste in gesso (che compongono l’opera di Meneghetti), disseminate sul pavimento e calpestate dai visitatori. L’operazione di Perretta prevede quindi anche il
L’evento, promosso da Assindustria Latina, è un tassello nella lunga ricerca del critico che trova un’ampia trattazione nel volume presentato in questa occasione: I Mestieri di Érgon: visioni, oggetti, storie della medialità, edito da Mimesis di Milano, che raccoglie diciotto testi monografici sugli artisti e due saggi che analizzano la metamorfosi dei mestieri nell’arte e nella società contemporanea.
daniela bruni
mostra visitata il 15 maggio 2005
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