Lasciata la pletora goldiniana (Conegliano è la base operativa di Linea d’Ombra), non senza qualche rimpianto degli amministratori della città e dei bottegai, la Galleria Civica di Palazzo Sarcinelli sembra aver trovato la propria strada, proponendo al pubblico mostre di alto livello dedicate alla pittura italiana del Novecento. Dopo la mostra su Sironi, e Italia Quotidiana, la città celebra infatti Bruno Saetti (1902-84), con una completa ed interessante antologica di oltre 140 opere a vent’anni dalla morte.
Saetti muove i primi passi artistici a Bologna, città in cui aveva frequentato l’accademia, e già a trent’anni poteva vantare tre partecipazioni alla Biennale di Venezia. Sono questi gli anni di Maternità, di La madre e I miei genitori (il tema della maternità e quello della famiglia saranno tra i più fecondi per l’artista) in cui riconosciamo gli echi della pittura tardo-ottocentesca e post-impressionista.
Uno sviluppo più personale lo si nota a partire dagli anni ’30, in concomitanza col suo trasferimento a Venezia, prima come insegnate presso il liceo artistico e poi all’accademia. Qui i colori si fanno personali, soprattutto nell’uso insistito di rosa, arancio, rossi e marroni, anche se non mancano i riferimenti classici e celebrativi, come si nota in Gli atleti ed Il vincitore, a nostro avviso sin troppo in linea con il regime.
Questi sono anche gli anni dei toccanti ritratti Brunella sul cavalluccio e I figli del pittore, e delle prime sperimentazioni della tecnica dell’olio su carta o cartone, e soprattutto dell’affresco su tela, che diverrà sua cifra stilistica.
Gli anni ’40, periodo di innumerevoli riconoscimenti e committenze ufficiali, segnano anche un ritorno ad un personale intimismo, sottolineato nel percorso della mostra con varie nature morte (in cui si possono intravedere delle influenze di De Pisis) e numerose viste di Venezia. Nel ’52 vince la Biennale, e la città lagunare, dove continua ad insegnare, diventerà la protagonista dei suoi paesaggi, sempre più scarni e realizzati per sintetiche zone di colore in cui la passione figurativa sembra cedere il passo ad un spiccato astrattismo cromatico. Di questo periodo gli affreschi su tela Sole alle Zattere, La Gondola, Composizione con il sole, animate da un velato e malinconico lirismo, che darà i sui esiti più estremi grazie anche all’uso del mosaico su tela. Ma sarà l’angelo, oltre al sole, il tema che accompagnerà l’artista negli ultimi anni del ritiro: in mostra, tra gli altri, Pax Madre e S.Paolo e Seneca a colloquio con l’angelo. Tutti caratterizzati da una meditata religiosità, carica di misticismo.
articoli correlati
Italia quotidiana: gli artisti della borghesia italiana degli anni ’20 e ‘30
Saetti e la scuola Italiana nella raccolta Lercaro a Bologna
Gli artisti padani in mostra a Rovigo
daniele capra
mostra visitata il 15 gennaio 2005
Con le mostre di Jan Fabre e Mario Ceroli, 21Art sbarca a Montecarlo e apre a Jesolo. In quest'intervista, il…
Con Laura Gabrielaitytė-Kazulėnienė, Addetta Culturale della Lituania in Italia, parliamo di diplomazia culturale, nuove generazioni artistiche e del progetto che…
L’Archivio Storico Generali aderisce ad Archivissima 2026 con visite guidate agli edifici iconici di Trieste e l'apertura straordinaria di Palazzo…
Pace Gallery taglia un terzo del suo roster di artisti e licenzia 50 dipendenti: è questo il bilancio del piano…
L'ombra dell'albero: al museo Madre di Napoli torna la rassegna di video d'artista, questa volta con una selezione di opere…
Kader Attia è stato nominato curatore della Kochi-Muziris Biennale 2027: il profilo dell’artista franco-algerino e una breve storia della principale…