Pompei ricompone un frammento della sua storia: un mosaico sottratto dal sito archeologico durante la Seconda guerra mondiale da un ufficiale dell’esercito nazista, è stato restituito all’Italia dopo decenni di oblio. Il prezioso reperto raffigura una coppia di amanti, con una figura femminile nuda in piedi accanto a un uomo sdraiato, una scena intima, probabilmente legata a un contesto domestico privato, tipico della decorazione di una domus pompeiana.
Il pannello musivo, databile tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., era finito nelle mani di un cittadino tedesco, oggi deceduto, che lo ricevette in dono da un capitano della Wehrmacht stanziato in Italia. Sono stati i suoi eredi a contattare i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, l’unità specializzata nella lotta ai crimini contro il patrimonio artistico e archeologico. Dopo accurate verifiche di autenticità e provenienza, l’opera è stata rimpatriata nel tardo 2023 con l’intervento del consolato italiano a Stoccarda, attraverso i canali diplomatici ufficiali, ed è stata presentata nei giorni scorsi nel suo luogo d’origine.
Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha commentato la restituzione parlando di una «Ferita che si rimargina»: «Il danno risiede nella sottrazione del significato storico, compromesso irreversibilmente dal traffico illecito di antichità».
Questo episodio si inserisce in una lunga storia di dispersioni e restituzioni. Tra i casi più noti, nel 2020 una turista canadese restituì alcuni frammenti rubati da Pompei 20 anni prima, sostenendo che le avessero portato sfortuna. Da allora si è consolidata la leggenda della “maledizione di Pompei”, secondo cui chiunque sottragga reperti dal sito subisce disgrazie. Leggenda o meno, l’occasione è utile per ribadire un principio: l’antica Pompei – come ogni altro elemento del patrimonio storico e culturale – non è una reliquia da saccheggiare ma un archivio vivo e a disposizione della collettività.
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È straordinario il ritorno del mosaico erotico trafugato a Pompei nel 1944, restituito dagli eredi grazie all’intervento diplomatico e alla vigilanza del Nucleo TPC. La scena di coppia amorosa su lastra di travertino, databile tra I secolo a.C. e I secolo d.C., arricchisce la narrazione della vita privata nelle domus vesuviane.