Una reggia per l’archeologia: in Campania, apre il Museo Libero D’Orsi

di - 25 Settembre 2020

Negli spazi della Reggia di Quisisana, è stato inaugurato il nuovo Museo Archeologico di Stabiae Libero D’Orsi, a Castellammare di Stabia, Comune della città metropolitana di Napoli. La collezione del museo era precedentemente allestita nell’Antiquarium stabiano, sito nei locali di una scuola media, chiusa però dal 1997. Oggi, a seguito di una convenzione siglata nell’ottobre 2019 tra il sindaco Gaetano Cimmino – la Reggia è di proprietà comunale – e Massimo Osanna, allora direttore del Parco Archeologico di Pompei (il bando per il nuovo direttore è stato recentemente pubblicato), i preziosi reperti vengono restituiti alla fruizione pubblica.

«Oggi è un giorno di festa, apre un nuovo Museo. Il percorso espositivo del museo, il cui progetto scientifico è stato curato dal Parco Archeologico di Pompei, offre la visita di una collezione che non si vedeva da anni e costituisce una nuova offerta turistica importante per la Campania», ha dichiarato il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, presente ieri alla cerimonia di inaugurazione, alla quale ha partecipato anche Massimo Osanna, attualmente Direttore Generale Musei.

Dall’Ager Stabianus alla Reggia borbonica: la storia del Museo Libero D’Orsi

Il progetto è promosso dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con Electa e restituisce al pubblico non solo la collezione archeologica ma anche gli spazi di un edificio dalla grande rilevanza storica, trattandosi di un edificio le cui fondamenta risalgono a prima del 1200 e che, nel corso dei secoli, ha svolto diverse funzioni, prima come reggia degli Angioini, quindi dei Borbone. Dopo l’Unità d’Italia, l’edificio divenne proprietà dello Stato, venendo trasformata prima in albergo e poi ospedale militare.

Negli anni seguenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il palazzo reale di Quisisana fu progressivamente abbandonato, subendo gravi danni a causa del terremoto dell’Irpinia del 1980. Dopo diverse iniziative, nel maggio del 2002 iniziarono i lavori di restauro che, terminati poi nel 2009, hanno ripristinato anche il giardino all’italiana di circa 20mila metri quadri.

La collezione non è da meno. Dedicato a Libero D’Orsi, archeologo che, negli anni ’50, guidò la riscoperta delle Ville Stabiane, già parzialmente indagate in età borbonica, il nuovo museo archeologico espone affreschi, pavimenti in opus sectile, stucchi, sculture, terrecotte, vasellame da mensa, oggetti in bronzo e in ferro. Il percorso espositivo, curato dal personale del Parco Archeologico di Pompei, offre un quadro complessivo di Stabiae, dove in epoca romana sorgevano numerose ville d’otium, e dell’Ager Stabianus, dall’età arcaica sino all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Tra i pezzi notevoli, il carro in bronzo di Villa Arianna, esposto per la prima volta con i suoi finimenti.

Le parole del Ministro Franceschini

«All’indomani della ratifica della convenzione di Faro che riconosce il patrimonio culturale come fattore cruciale per la crescita sostenibile, lo sviluppo umano, la qualità della vita, e accresce il senso di appartenenza delle comunità verso il proprio patrimonio artistico e paesaggistico, un altro importante museo con le sue bellezze da ammirare e tutelare si apre nel territorio campano per essere visitato.  Manifesto un sincero apprezzamento – ha concluso il ministro – per i risultati straordinari raggiunti dal direttore Massimo Osanna e da tutte le professionalità che hanno lavorato in questi anni nel Parco Archeologico di Pompei. Oggi la vera sfida da vincere è quella fuori e intorno agli Scavi, e l’apertura del Museo Archeologico Libero D’Orsi va in questa direzione», ha concluso Franceschini.

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