Il progetto di Nio Architecten per l’ampliamento del Centro Pecci a Prato, presentato a Roma il mese scorso, è già divenuto familiare grazie all’immagine del maxi piercing in bronzo cui l’edifico fa pensare. Un surreale anello metallico che, connettendosi al vecchio edificio progettato da Italo Gamberini, ne modifica spazi e modi d’uso. Allo scopo di consentire la creazione di un’esposizione permanente che affiancherà le mostre temporanee.
Che cosa dovrebbe essere questo progetto per Prato lo si può intuire chiedendosi chi è Maurice Nio. Un propulsore di immagini e creatività fatto architettura. L’artefice del progetto di ampliamento del Pecci è infatti l’architetto che voleva essere scenografo, l’intellettuale che disdegna l’insegnamento universitario, ma scrive testi di successo (tra gli altri, Unseen I slipped away è quello da non perdere) lo sceneggiatore di videoarte che pensa un’architettura ricca di rimbalzi e stimoli cinematografici, dove la costruzione diventa atto scenico da iconizzare in immagini cult, di una fotogenia letteralmente“impressionante”. Basta avere visto una sola foto del progetto Touch of Evil, tanto per fare un esempio, e toglierselo dalla testa sarà impossibile. Lo stesso accade con questo Sensing the Waves: altra architettura da storyboard, fumettistica e caricaturale, dove lo choc estetico nasce dalla malandrina capacità di catturare l’occhio dell’osservatore con un uso “pubblicitario” del colore e del materiale, coniugata alla effettiva semplicità morfologica di un progetto che diviene così ovviamente memorabile.
L’anello di bronzo con cui Nio risponde alle necessità di espansione del Centro Pecci, prevista per il 2010, è un’ibridazione risolta tra l’attitudine a portare in forma fisica uno “sguardo infantile sul reale” e la capacità di risolvere con snellezza problematiche progettuali impegnative. La grande struttura anulare appare come uno scanzonato maxi pongo modellato da un gigante bambino, indeciso tra una ciambella e un’astronave. Più concretamente, il volume arancio accoglierà le esposizioni d’arte contemporanea ed è un primo livello “sospeso” su una vetrata continua che a piano terra accoglie i visitatori. L’insieme disegna con chiarezza un ingresso univoco ad una struttura museale che attualmente ha una leggibilità ridottissima ed quasi è dissolta nel rapporto visivo con l’edilizia retrostante, e regolamenterà i flussi di visitatori verso i settori delle esposizioni temporanee distribuite su circa 3000 mq indoor, definendo anche una maggiore organizzazione con le aree espositive open air.
Semanticamente, il rapporto con la struttura preesistente è di giustapposizione e raccordo, con evidenziazione di un “nuovo” estremamente palese. Il tipo di metodica ricorda la Odile Decq del progetto concorsuale per la ex Fabbrica Peroni che ospita il Macro di Roma. La differenza è che qui tutto avviene in “salsa fluida”, elastica, come le “fisarmoniche” che connettono la nuova costruzione a quella esistente, ironica come l’antenna che sormonterà l’edificio. “Per sondare gli umori culturali, alla ricerca di nuove correnti”.
link correlati
www.nio.nl
www.image-web.org
www.maxximuseo.org
pamela larocca
[exibart]
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