”Promuovere la qualità dell’architettura e del paesaggio come interesse primario collettivo alla cui valorizzazione partecipa, come risorsa sociale ed economica, l’iniziativa pubblica e privata” .
Con questo obiettivo il premio Oderzo, giunto alla settima edizione, travalica sempre più il suo ruolo “regionale” per dimostrarsi una delle più interessanti realtà, a livello nazionale, di monitoraggio e focalizzazione sull’ambiente costruito. In un contesto, quello del Triveneto, tristemente celebre per la rapida espansione delle aree produttive che, necessarie al boom economico e ammesse dalle previsioni di piano, hanno portato al degrado complessivo del paesaggio. Rendendo sempre più ineludibile quella “correzione critica” che Carlo Magnani, presidente della giuria, ha propugnato- nella conferenza di apertura Le aree produttive come occasione di trasformazione– come strumento principe di tutela e salvaguardia.
In questo contesto, l’architettura- e un’urbanistica che finalmente dimentichi la logica dei “grandi retini”, come ha sottolineato Sebastiano Brandolini – diventa il più logico e appropriato strumento di approccio etico ed operativo.
Infatti, dei 59 progetti presentati, i sette finalisti testimoniano, pur nella varietà delle tematiche e delle scale d’intervento, la medesima interpretazione del rapporto con il contesto non come obsoleta nostalgia, ma come matura riflessione critica.
Perciò, se la giuria non dimentica di selezionare gli interventi di più ampio respiro della riqualificazione di Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste (B.Huet/ Cerchia e Mentil Architetti Associati) e dell’industria informatica Ansem (Franceschinis & Da Rio), così come la correttezza nel recupero del lungosile di Cendon (Made Associati) e degli edifici rurali a Vittorio Veneto (LP. Studio), o la sensibilità per gli aspetti ecologici e bioclimatici della casa prefabbricata in legno a Falzes (Mahlknecht, Mutschlechner e M.Stummer), sceglie di premiare, ad ex aequo, l’appropriatezza ed il lirismo di due “piccoli” interventi. L’edificio agricolo a Ravosa di Cigalotto e Santoro e la Colonia della Gioventù Cattolica a San Lugano di Pardeller, Putzer e Scherer , in cui il recupero a fini ricettivi di una stazione ferroviaria della I° Guerra Mondiale diventa
Né dimentica di omaggiare, con un premio speciale, il laboratorio prove materiali dello IUAV, a Mestre, di Francesco Venezia : colta e raffinata prova che testimonia la sempre più pressante esigenza di quella nuova legge sulla qualità dell’architettura che sappia salvaguardare, come patrimonio collettivo, anche i luoghi più “alti” e significativi del progetto contemporaneo.
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