“Jørn Utzon ha progettato un edificio notevolmente bello in Australia che è diventato un simbolo nazionale per il resto del mondo. Inoltre, nella sua distinta carriera, ha progettato parecchi altri importanti opere, comprendenti complessi residenziali, una chiesa, abitazioni ed edifici commerciali. Siamo felicissimi che la giuria abbia ritenuto giusto riconoscere questo grande talento mentre noi celebriamo il nostro quarto di secolo”.
Con queste parole Thomas J. Pritzker, presidente della Hyatt Foundation, ente promotore del Pritzker Prize, ha proclamato il vincitore della venticinquesima edizione di quello che è stato definito il Nobel per l’architettura, la cui premiazione ufficiale avverrà il 20 maggio a Madrid.
Una giuria, composta da importanti esponenti del mondo della cultura architettonica, tra cui Frank Gehry, premiato nel 1989, ha riconosciuto in Jørn Utzon soprattutto il merito di aver progettato uno degli edifici più significativi della nostra epoca: il Teatro dell’Opera di Sydney.
La vicenda relativa all’Opera House di Sidney è lunga e irta di “gioie e dolori” per il giovane danese, che all’epoca del concorso aveva 38 anni. È il 1957 e il progetto di Utzon, un architetto ancora poco conosciuto che esercita la libera professione nel proprio studio in Danimarca, viene scelto tra altri duecentotrenta.
Descritto dai media come “tre volte di cemento a forma di conchiglia coperte da piastrelle bianche”, raccontato da Utzon come oggetto che trae la sua ispirazione dalla forma delle nuvole o di onde che stanno per infrangersi, accolto dai critici con stupore e curiosità per l’originalità, ma anche con diffidenza rispetto alla complessità strutturale, nel 1966 l’architetto è costretto ad abbandonare l’incarico in corso d’opera. Il progetto viene portato a compimento da altri nel 1973.
Nel 1988 Françoise Fromont considera con amarezza: “(…) A Sydney, della visione di Utzon non rimangono che le vele piastrellate ed uno zoccolo di cui neppure il rivestimento è stato realizzato seguendo il suo progetto“. (Fromont F., Jørn Utzon architetto della Sydney Opera House, Electa, Milano, 1998).
Ma l’architetto danese non si è fermato a Sidney ed ha proceduto nel suo percorso progettuale teso alla ricerca di formule espressive attente alle esigenze dell’utenza e dialoganti con i contesti naturali e ambientali.
Inoltre, come spesso accade, la storia rende giustizia alle persone di valore e talento.
In realtà a Sidney rimane molto di più, come attesta anche Frank Gehry: “É la prima volta nella nostra epoca che un pezzo epico di architettura ha ottenuto una fama così universale. Le prove e le tribolazioni sofferte da Utzon non gli hanno in ogni caso impedito di continuare a lavorare e produrre edifici superiori, importanti e belli (…), il suo talento, la sua perseveranza, e la sua onorabile presenza nel mondo dell’architettura meritano la sua scelta come vincitore del Pritzker Prize di quest’anno”.
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Pritzker Prize
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