Categorie: Architettura

architettura_progetti | Museo dell’Acropoli

di - 18 Settembre 2009
Atene ha aperto il 20 giugno
scorso il suo nuovo Museo dell’Acropoli con una cerimonia solenne. Il museo non
ha naturalmente mancato di suscitare polemiche tra chi ha visto nell’edificio
una frattura della tranquilla atmosfera ai piedi dell’Acropoli, e tra chi
invece oggi vede nelle forme nitide e decise un buon compromesso tra
innovazione spaziale e romanticismo urbano.
Il museo progettato
dell’architetto svizzero Bernard Tschumi (associato al greco Michael Photiadis) può contare su 14mila metri
quadri di superficie espositiva, che mettono in gioco nuove tecnologia in
materia antisismica e di compatibilità ambientale, insieme alla versatilità e
fruibilità di un contenitore museale e scenografico contemporaneo.
L’impatto visivo dell’ambiziosa
fabbrica è possente sia per il viaggiatore che per il cittadino ateniese.
Incuneata nel cuore antico della città, la struttura s’impone su tre piani principali,
con due strette porzioni intermedie su una facciata insolita e asimmetrica
definita da elementi e materiali eterogenei, quali colonne d’acciaio, marmi,
cemento e vetro, sul quale alla luce si riflette l’eco superbo del Partenone.
Il tutto ricostruito in un un’area che ne ricalca le medesime dimensioni e
l’esatto orientamento.
Se esternamente la fabbrica
ostenta forte rottura con la tradizione, al suo interno il nuovo Museo
dell’Acropoli custodisce una collezione di estrema e antica nobiltà: statue e
frammenti architettonici arcaici del 480 a.C., a cui si aggiungono sculture del
periodo classico – tra cui originali delle Cariatidi dell’Eretteo – e altri
reperti di assoluto splendore, come i frammenti del miticofregio scolpito
da Fidia, da
sempre appartenuto alla Grecia.

L’altra
metà, come noto, si trova ancora al British Museum di Londra, come voluto oltre
un secolo fa da Lord T.B. Elgin, secondo una situazione che appare certamente
anacronistica e per la quale si attende una risoluzione doverosa. Del resto il
nucleo fidiano, opera più importante della collezione che reca la sacra
processione in onore di Atena Parthenos, con 378 figure antropomorfe e oltre
200 figure di animali, è emblema stesso della “bellezza classica”, è sinonimo
di cultura greca nella sua essenza più intima.
Ricordiamo
che una parte minore del fregio si trova al Louvre, mentre sono tornati
temporaneamente lo scorso dicembre in patria i frammenti palermitani del
Salinas, riportati in Grecia per la grande mostra Nostoi.
Altri piccoli
frammenti si trovano a Vienna e Monaco, a Heidelberg e presso i Musei Vaticani
a Roma. Dimitrios Pandermalis, curatore del Museo dell’Acropoli, durante
l’inaugurazione ha simbolicamente posto un frammento originale fra gli ampi
tratti del lungo corteo di copie supplenti per la diaspora degli autentici,
proprio per sottolineare con forza la volontà assoluta di recuperare per intero
ciò che appartiene di diritto alla Grecia e che è universalmente simbolo
assoluto della bellezza sublime dell’arte. E che dunque a ragione ora può anche
essere riunito, senza alcun indugio o alibi, in un perfetto simulacro di
contemporaneità e sicurezza.

L’operazione
culturale è chiara: ne sono emblematici il costo dell’intervento, che si aggira
attorno ai 130 milioni di euro (finanziati dalla Grecia e dal Fondo europeo di
sviluppo Regionale), come anche la manovra capace di respingere ogni attacco,
con cui l’intero quartiere che accoglie il museo è stato completamente
ridisegnato con l’abbattimento di case e ville anche di pregio storico, con
nuovi accessi, con un’uscita ad hoc della metropolitana proprio davanti
l’ingresso del museo. Determinazione, sfida, forse anche azzardo.
Ciriaco d’Ancona, a metà del
Quattrocento, descriveva Atena così: “Ho visto delle enormi mura distrutte
dal tempo e, sia in città sia nelle campagne circostanti, edifici in marmo di
grande bellezza, case, templi e numerose statue e il tempio della dea Pallade,
gloriosa opera di Fidia, innalzato sulla cima della fortezza era intatto
”.

Ma Atene è oggi una città che
sorprende per la velocità con cui sta cambiando pelle, per l’ostinazione con
cui vuole avanzare pur nella sua incancellabile memoria come centro
mediterraneo di contemporaneità e “nuova bellezza”. E il nuovo Museo
dell’Acropoli ha in questo disegno un suo senso preciso.


agata polizzi

[exibart]


Visualizza commenti

  • Ho visitato il Museo ai primi di settembre del 2009. Raccomando a chi ha intenzione di andare in Grecia o già si trova lì, di andarci assolutamente. Oltretutto, fino a dicembre, l'entrata ha un prezzo simbolico.

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