Categorie: Architettura

Exibargomento | Il silenzio degli architetti | di Francesca Pagnoncelli

di - 13 Agosto 2001

Se non ricordo male è di circa un mese fa la demolizione del villaggio vacanze sardo nei pressi della bellissima spiaggia di Baia Chia. La notizia, letta sui quotidiani, aveva destato, sicuramente, qualche perplessità perché non si trattava di un singolo albergo, vuoto da anni, di casette sparse nella valle dei templi, orrori e scempi da tutti riconoscibili, ma di un grande e rinomato villaggio vacanze ripieno di turisti in vacanza. Chiunque, credo, si è facilmente immedesimato nel turista impegnato ad occupare la giornata con qualsiasi sorta di sport e gioco aperitivo provando un po’ di quella rabbia che, gli sfollati del villaggio, avranno dovuto inghiottire al momento dell’arrivo delle ruspe. Superato lo stupore per la clamorosa notizia, la gioia di vedere demolito quello che è stato giudicato un abuso edilizio, uno scempio alla natura selvaggia, incontaminata, incontenibile, della Sardegna di Baia Chia ha preso il sopravvento. Una gioia amplificata dal fatto che non si trattava di un episodio isolato, bensì di un’altra azione di difesa del patrimonio artistico e ambientale italiano. Chi è sensibile a questi problemi iniziava a crederci, alla possibilità di combattere con le ruspe l’abusivismo e la speculazione edilizia che hanno consumato e stravolto l’Italia negli ultimi decenni, in particolare nel periodo del boom economico.
Il sogno, però, pare destinato a svanire: la cultura del rispetto dell’ambiente sembra destinata ad essere nuovamente soppiantata dalla cultura del profitto, della cementificazione, di uno sviluppo incosciente e distruttivo. E’ il ritorno del fantasma craxiano, di un paese che pare arricchirsi, ma che lo fa attingendo indiscriminatamente alle proprie risorse, nutrendosi della propria carne, come il celebre Conte Ugolino. Il cannibalismo ambientalista favorito da due disegni di legge (ddl 373 e ddl 374), viene osteggiato apertamente solo ed esclusivamente da associazioni quali WWF, Italia Nostra e Fai. Sulle pagine de La Repubblica di venerdì 27 luglio, si denuncia l’incostituzionalità delle proposte di legge, il serio pericolo che l’Italia può correre se esse passeranno in Parlamento.
La domanda sorge spontanea: perché non si levano voci, commenti, proposte, denunce a riguardo da parte del mondo degli architetti? Perché il CNA, i nostri Ordini, gli organi di rappresentanza non intervengono nel dibattito? Non abbiamo noi nulla da dire in difesa dell’ambiente, della storia, dei monumenti del nostro bel paese? Non hanno, gli architetti, alcuna voce in capitolo? Forse le alte sfere della nostra categoria sperano di poter arraffare qualche briciola da una legge che promette grandi opere pubbliche, grandi cantieri, pochi controlli ambientali. Il silenzio degli architetti fa paura: nessuna presa di posizione, né pro né contro. Non esiste, in realtà, una cultura architettonica capace di accomunare i singoli professionisti, non esiste alcun organo capace di rappresentare e di unificare la categoria. Così si resta in silenzio a guardare, in attesa che i pesci più grossi raccolgano il bottino messo a gentile disposizione dal cavaliere “senza macchia e senza paura”.

Francesca Pagnoncelli



Francesca Pagnoncelli
laureata nel 1999 in Architettura al Politecnico di Milano
con una tesi storica che indaga i rapporti tra architettura e regime
durante il fascismo – dopo due anni di esperienza maturata
nell’organizzazione di eventi culturali legati all’architettura per
l’associazione IN/ARCH di bergamo inizia a scrivere sul portale
www.architettura.it e su www.exibart.com, per poi essere
chiamata alle redazioni delle riviste AREA, MATERIA
e del portale www.archinfo.it


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