La mostra, curata dalla Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee, dall’Archivio Centrale dello Stato e dal Centre Gorge Pompidou, dove è stato da anni trasferito l’archivio Libera, presenta a Roma la personalità di uno dei principali architetti del Movimento Moderno.
Molti sono gli articoli che illustrano questo avvenimento come estremamente significativo in ragione dell’accordo italo-francese sulla collaborazione tra il Centre Pompidou e il MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, molti accennano alle polemiche che il trasferimento del ’96 suscitò, ma nessuno spiega i motivi per cui questo accadde: non può essere casuale che gli eredi abbiano deciso di cedere l’archivio fuori dell’Italia, a Parigi, per annetterlo alla collezione di architettura del Musée National d’Art Modern – Centre de création industrielle.
La sede francese ha acquisito più di 5000 disegni e 550 plastici: il materiale esposto costituisce solo una piccolissima parte di quell’enorme patrimonio e il valore di questa mostra non è tanto da attribuire alla quantità dei pezzi presentati, quanto piuttosto all’intelligenza con cui è raccontata.
La selezione delle opere, dei disegni e dei documenti, la scelta e gli ingrandimenti delle foto, l’ordine con cui sono esposti e non ultimo il filmato Adalberto Libera. Il migliore sono io, realizzato appositamente per questa occasione, non presentano le opere di Libera, ma l’opera . Visitando la mostra e seguendo con attenzione il filmato è possibile conoscere la filosofia e i principi dell’opera di un architetto che durante una lezione a Firenze nei primi ’60 spiegava ai suoi studenti che “la bellezza viene qualche volta, ma guai a cercarla.”
Il filmato, assolutamente da non perdere, presenta in ordine cronologico le opere più importanti di Libera, attraverso una continua relazione tra le immagini di repertorio nel susseguirsi delle varie fasi di cantiere e le immagini delle opere oggi, testimoniando lo stato spesso molto degradato di edifici simbolo di un’epoca in cui l’Italia ha fatto scuola nel mondo, che suggerisce e rinnova, fra l’altro, il tema della necessità di regolamentazioni sulla tutela del moderno. Le immagini dei cantieri e i commenti, tratti da una sua lezione del 1961 alla Facoltà di Architettura di Firenze, mostrano un
Al contrario di quello che succede oggi nelle aule delle facoltà di architettura, durante una recente riunione di dipartimento, Libera ammoniva “si parla di arte e non si parla di denaro” mettendo in guardia gli studenti dal pericolo delle teorizzazioni e dello scollamento, spesso troppo diffuso, tra progetto e realizzazione.
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