Categorie: Architettura

La Biennale di Venezia ha svelato il Padiglione Centrale totalmente riqualificato

di - 19 Marzo 2026

A pochi mesi dall’apertura della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte, la Biennale di Venezia presenta il rinnovato Padiglione Centrale ai Giardini, completamente riqualificato. Un intervento strutturale, progettato da con finanziamenti del Ministero della Cultura nell’ambito del PNC – PNRR, che restituisce all’edificio il ruolo di fulcro della mostra internazionale.

L’intervento è stato seguito dagli uffici della Biennale di Venezia attraverso il settore Progetti Speciali diretto dall’architetto Arianna Laurenzi. Il progetto è stato sviluppato dal raggruppamento temporaneo di professionisti composto da BUROMILAN – Milan Ingegneria, dallo studio di base a Roma Labics (Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori) e dall’architetto Fabio Fumagalli per l’architettura, da ia2 Studio Associato per impianti e prevenzione incendi, e dal geologo Francesco Aucone.

I lavori, iniziati nel dicembre 2024 e conclusi nel marzo 2026, hanno rispettato il cronoprogramma, con una durata complessiva di 16 mesi e un investimento complessivo di 31 milioni di euro.

La riqualificazione del Padiglione Centrale rappresenta uno degli interventi più complessi del programma di rinnovamento delle infrastrutture della Biennale, sia per l’importanza dell’edificio sia per i tempi particolarmente contenuti di realizzazione. Ma la sua presentazione avviene in un clima tutt’altro che neutrale, segnato da tensioni che attraversano la stessa Biennale e il suo rapporto con la politica e il sistema culturale internazionale.

Loggia, Foto Giuseppe Miotto – Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

La giornata del 19 marzo si inserisce infatti in una fase di forte esposizione pubblica dell’istituzione veneziana. Le questioni ancora irrisolte legate alla partecipazione della Russia e di Israele alla prossima edizione, oggetto di un acceso dibattito internazionale, hanno prodotto effetti a catena, generando prese di posizione, rinunce e ridefinizioni. A queste si è aggiunta una lettera firmata da circa 200 artisti e curatori coinvolti nella Biennale, che ha reso evidente una frattura interna al sistema espositivo. Parallelamente, si è manifestata una distanza sempre più esplicita tra la Biennale e il Ministero, resa visibile dall’assenza del ministro Alessandro Giuli sia alla presentazione del Padiglione Italia sia, oggi, all’inaugurazione del Padiglione Centrale, dove è intervenuto il Vice Capo di Gabinetto Valerio Sarcone.

Bookshop Padiglione centrale, ph. Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

È in questo contesto che si colloca la presentazione di un progetto che, per natura e portata, guarda invece al lungo periodo. L’intervento si inserisce nel più ampio programma “Grandi Attrattori Beni Culturali”, che prevede 22 operazioni distribuite tra Giardini, Arsenale, Lido, Forte Marghera e Parco Albanese. L’obiettivo è il rafforzamento infrastrutturale della Biennale come piattaforma permanente di produzione culturale.

Mezzanino, Ph. Marco Cappelletti. Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

I Giardini di Castello, nella parte orientale di Venezia, costituiscono la sede storica della Biennale fin dalla prima Esposizione Internazionale d’Arte del 1895. Nati all’inizio dell’Ottocento nell’ambito del riassetto urbano napoleonico su progetto di Gian Antonio Selva, i Giardini si sono progressivamente trasformati in un sistema di padiglioni nazionali, oggi 29, che rappresentano una significativa antologia dell’architettura del Novecento, con interventi di figure come Alvar Aalto, Josef Hoffmann, Gerrit Rietveld, Sverre Fehn e Carlo Scarpa.

Al centro di questo dispositivo si colloca il Padiglione Centrale, costruito tra il 1894 e il 1895 come Palazzo Pro Arte e più volte trasformato nel corso del Novecento, fino a diventare Padiglione Italia. Pur mantenendo una funzione di rappresentanza nazionale, ha continuato a ospitare la mostra internazionale, consolidando il proprio ruolo di fulcro espositivo.

La svolta avviene nel 1999 con Harald Szeemann, quando la mostra centrale viene concepita come progetto unitario affidato a un curatore, distinto dai padiglioni nazionali. Da quel momento l’edificio ha assunto definitivamente la funzione di spazio della mostra internazionale, sancita anche dal cambio di denominazione in Padiglione Centrale nei primi anni Duemila. Oggi il complesso dei Giardini si estende su circa 51.000 metri quadrati, mentre il Padiglione ne occupa oltre 5.400.

Il progetto architettonico ha affrontato dunque un edificio storicamente stratificato, segnato da interventi successivi che nel tempo ne hanno compromesso la leggibilità. La riqualificazione si configura come una riscrittura complessiva dell’organismo per un aggiornamento funzionale. Gli spazi sono stati riorganizzati secondo una logica chiara: la Sala Chini torna a essere il nodo distributivo centrale, mentre una sequenza di servizi – bookshop, caffetteria, spazi didattici – si dispone attorno alle sale espositive, ora concepite come ambienti neutri e flessibili.

Sala Brenno, ph. Marco Cappelletti Studio Courtesy La Biennale di Venezi

L’intervento si muove lungo una linea dichiaratamente non conservativa. Piuttosto che restaurare, il progetto seleziona, ordina e interpreta le diverse fasi storiche dell’edificio, eliminando le superfetazioni e restituendo una nuova unità architettonica. In questo senso, la riqualificazione assume il carattere di una “re-invenzione critica”, capace di tenere insieme memoria e necessità contemporanee. Elementi storici come gli infissi disegnati da Carlo Scarpa sono stati restaurati e reintegrati, mentre la Sala Brenno del Giudice è stata ridisegnata recuperando le forme originarie del progetto del 1928.

Sala Chini, ph.Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

Tra i segni più riconoscibili dell’intervento vi sono le nuove altane, strutture leggere in legno lamellare carbonizzato che si affacciano sui Giardini e stabiliscono un rapporto più diretto tra interno ed esterno, introducendo una dimensione di attraversamento e dialogo con il paesaggio veneziano.

Vista giardino, Marco Cappelletti Studio, Courtesy La Biennale di Venezia

Sul piano tecnico, il progetto punta a un’integrazione totale tra architettura e impianti. Tutti i sistemi – illuminazione, ventilazione, produzione energetica – sono incorporati nell’involucro edilizio, lasciando gli spazi espositivi liberi da ingombri. I nuovi lucernari in vetro fotovoltaico e diffondente garantiscono una luce naturale uniforme, contribuendo al contempo all’efficienza energetica dell’edificio. L’obiettivo è il raggiungimento della certificazione LEED Gold, a conferma di un approccio che integra sostenibilità e qualità spaziale.

Loggia, Foto Giuseppe Miotto – Marco Cappelletti, Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

Immediatamente dopo la presentazione, il Padiglione entrerà nella fase di allestimento della mostra In Minor Keys, immaginata dalla compianta Koyo Kouoh e proseguita dal team curatoriale, che aprirà al pubblico il 9 maggio 2026. Sarà il primo banco di prova per un’architettura pensata come spazio flessibile, capace di accogliere narrazioni espositive complesse e in continua trasformazione.

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