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Fino al 16.XII.2016 | Do ut do | Sedi Varie

di - 20 Settembre 2016
L’arte è forse la più grande medicina dell’anima, poiché essa giunge a curare le invisibili piaghe interiori senza tornaconto. Agisce attraverso la bellezza e la relazione con l’altro in un dialogo che ha nel linguaggio del cuore le sue chiavi di lettura privilegiate. L’arte è però anche considerata il territorio dell’effimero e dell’esteriore e usata come gioco e diletto per fini che non sono la cura dell’altro, la visione futuribile, la consolazione dello spirito; per fortuna non parleremo di questo ma vi racconteremo, anche grazie alla narrazione che ci ha fatto Maurizio Marinelli – direttore artistico e comunicazione della Fondazione Isabella Seràgnoli, la nascita dei centri e delle iniziative ad esse collegati.
Alcuni anni fa è nata a Bologna una realtà che ha introiettato la paradigmatica e primigenia visione dell’umanesimo, ossia l’uomo prima della speculazione ed è riuscita a rendere sostenibile un polo d’eccellenza medica, parimenti. La Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus – che ha tre sedi nella città metropolitana di Bologna – si occupa di assistere malati terminali con un metodo che è sì medico, ma che è soprattutto etico e che condivide con la bellezza la forza di intervenire laddove la malattia ha vinto, ma dove il malato e la sua famiglia non sono sconfitti, derivando un’inversione nell’agire molto filosofica, laddove l’individuo è percentualmente più importante del suo essere un mero caso clinico. La Fondazione a carattere filantropico, per rendersi autonoma, ha lanciato nel 2012 l’iniziativa do ut do, con l’intento di raccogliere fondi per sostenere questi centri di medicina palliativa.
Do ut do è un’iniziativa biennale che sviluppa di volta in volta un tema proprio delle arti visive. Il meccanismo è virtuoso: da un lato gli artisti donano le loro opere e dall’altro i mecenati acquistano un biglietto e possono partecipare alla cena di beneficenza conclusiva con estrazione finale delle opere (16 dicembre 2016, MAST, Bologna).

Dopo l’arte (con madrina Yoko Ono) e il design (con Masbedo e Alessandro Mendini testimonial) quest’anno do ut do ha presentato in Italia il tema dell’architettura (con Dario Fo premio Nobel padrino d’eccezione) coinvolgendo illustri architetti nella creazione di altrettante stanze virtuali – Alberto Biagetti, Mario Cucinella, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Stefano Giovannoni,  Alessandro Guerriero, Massimo Iosa Ghini, Daniel Libeskind, Angelo Naj Oleari, Terri Pecora, Renzo Piano, Claudio Silvestrin, Nanda Vigo; la casa do ut do sviluppata virtualmente da Vitruvio VR è firmata da Alessandro Mendini.
La dimora creata contiene quelli che la Fondazione ha definito “i valori dell’abitare”. Attraverso il visore 3D – che accompagna il viaggio del visitatore in questo tempio virtuale – s’intende presto come questi valori rappresentino una summa esemplare in cui il benessere è definito e inteso secondo coordinate che abbracciano e sostengono l’individuo, non già stilemi esteriori, ma corde umane ed esistenziali: Vitalità, Empatia, Sogno, Civiltà, Gioco, Attesa, Inclusione, Incontro, Natura, Complicità, Luce, Amore, Coraggio (delle donne).
È evidente che un progetto con uno scopo così nobile abbia l’intento di promuoversi anche pubblicamente. Dopo l’anteprima ad Arte Fiera e la tappa inaugurale presso il MADRE di Napoli, trascorsi gli appuntamenti al Peggy Guggenheim di Venezia, Interni Open Borders Università Statale di Milano e Reggia di Caserta, do ut do presenta oggi (e fino al 25 settembre) Le stanze dell’abitare negli spazi del MAXXI di Roma per traghettare poi l’iniziativa al MAMbo, Pinacoteca Nazionale e Accademia di Belle Arti di Bologna il prossimo primo ottobre (gli altri incontri al MART di Trento e Rovereto dal 20 al 30 ottobre e al Circolo dei Lettori di Torino in novembre).
Un ciclo di eventi che cresce esponenzialmente ogni anno con ambizioni solide e sostenibili e chissà che nei prossimi 20 anni non ci si trovi a brindare con il Cherry Brandy Villa Zarri (drink di do ut do) anche su Marte. Gli organizzatori ci scherzano su, noi glielo auguriamo.
Paola Pluchino

Fino al 16 dicembre 2016
Sedi Varie
Do ut Do
MAXXI di Roma 20-25 settembre
MAMbo di Bologna 1-23 ottobre
Pinacoteca Nazionale e ABABO 15 ottobre-15 novembre
MART di Rovereto 20-30 ottobre
Circolo dei Lettori novembre
MAST di Bologna 16 dicembre
Info: info@doutdo.it

Professionista multidisciplinare vive a Bologna dove si interessa di progetti d’eccellenza in ambito culturale, collezionismo, editing, curatela dell’arte contemporanea, crowdfounding, giornalismo e design ltd. Laureata in Scienze della Comunicazione e in Storia dell’Arte Contemporanea ha perfezionato i suoi studi a Venezia con un Master in Art Management in collaborazione con La Biennale. Ha lavorato al riordino del fondo Stefano Tumidei presso la Fondazione Federico Zeri di Bologna e come ufficio stampa per il Festival di Storia dell’Arte Artelibro - Bologna per cui ha curato l’editing del catalogo dei collezionisti antiquari A.L.A.I. A Treviso è stata professoressa in Citizen Journalism. Conclusa l’esperienza durata due anni come direttore editoriale della rivista di ricerca The Artship | Bulletin of Visual Culture specializzata su future e talenti emergenti – con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bologna - ha iniziato la sua collaborazione con T.E.C.A periodico del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università degli Studi di Bologna. Ha curato il profilo di ricerca e sviluppo nell’ambito lusso per Archivio delle Opere del Maestro Roberto Paolini e per i tirocini attivati con l’Accademia delle Belle Arti di Bologna. È corrispondente per il periodico d’arte contemporanea Exibart. Gli articoli di Paola su Exibart.com

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