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fino al 5.I.2003 | Judy Chicago | Washington D.C., NMWA

di - 20 Dicembre 2002

Nonostante il suo tentativo di adattamento all'”ambiente culturale borghese di Los-Angeles” con lo stile modernista (tra le opere del primo periodo californiano ci sono: Car Hood, 1964, Bronze Domes, 1968), Judy Chicago viene severamente criticata. L’inizio degli anni ’70 segna la fine dei compromessi: Chicago lancia il primo programma dell’arte femminista all’Università di California, Fresno e crea una serie di opere molto importanti: Great Ladies series (1972-1973), Heaven is for White Men Only (1973), Female Rejection Drawing (1974). Inoltre in Butterfly – Vagina Erotica (1975) appare uno dei suoi simboli più conosciuti, la farfalla. Il terzo periodo che va dal 1974 fino al 1979 è dedicato alla realizzazione di Dinner party, storia delle donne, del loro ruolo nel mondo Occidentale. Un’opera talmente forte da essere giudicata da molti un’icona nella battaglia per i diritti delle donne. Iniziato da sola, il progetto ha coinvolto nel tempo più di quattrocento donne. Un’altro progetto collettivo è il Birth Project (1980-1985), nato con l’intento di riempire le lacune nell’arte occidentale in cui le rappresentazioni del parto sono rare. Quell’atto di forza femminile viene celebrato da Chicago in Birth Trinity (1983), Smocked Figure (1984), et al. In Powerplay series (1983-1987) Judy Chicago vuole esplorare la costruzione della mascolinità, indagando sui rapporti tra gli uomini, la violenza e la distruzione globale. Alla fine emerge il nuovo ideale maschile, un misto tra forza e vulnerabilità.
Meno conosciuto al pubblico generale il Progetto sull’Olocausto (1985-1993), risultato di un lungo viaggio attraverso i “luoghi della memoria”, i campi di concentramento in Austria, Europa dell’Est e la Russia, realizzato in collaborazione con marito, fotografo Donald Woodman.
La mostra washingtoniana si chiude con l’installazione fatta di 140 disegni intitolata Autobiografia dell’anno (1993-1994). Un’opera di passaggio dal periodo traumatico dopo il progetto sull’Olocausto che aveva cambiato molto la percezione del mondo da parte di Judy Chicago che confessa di aver voluto soccombere davanti alla disperazione ma di essere riuscita alla fine di seguire uno dei principi di Talmud: “Scegli la vita”.
Parlando della vita e del ruolo della donna, nei suoi scritti teorici degli anni ’70 Judy Chicago dichiarava: “La prima battaglia di ogni donna artista consiste inanzitutto nel trovare la definizione per la donna in generale, perché la donna non è ancora vista come una persona attiva, aggressiva e creativa…La donna artista cerca di dimostrare di essere all’altezza di un uomo, cerca di essere forte, determinata. Lei non ha a che fare soltanto con l’arte ma anche con la propria posizione sociale… Lei cerca di evitare le immagini che la definirebbero come donna, in quanto donna è oggetto di disprezzo“.

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irina (h)argan


National Museum of Women in the Arts
1250 New York Avenue, N.W.
Washington, DC 20005-3970
202-783-5000, 1-800-222-7270
Lunedi-Sabato 10-17
Domenica 12-17
www.nmwa.org


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  • Oh la famosa americana Judy Chicago anni 70! E' forse di nuovo in voga, credevo fosse ormai nel dimenticatoio.
    Ha anche scritto piu' di un libro autobiografico, che dieci anni fa mi son letta d'un fiato.

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