Categorie: Arte antica

Alla Banqueting House di Londra torna visitabile il monumentale soffitto di Rubens

di - 10 Marzo 2026

Alla Banqueting House di Whitehall, a Londra, torna accessibile al pubblico una delle imprese pittoriche più ambiziose del Seicento europeo: il monumentale soffitto realizzato da Peter Paul Rubens. Dopo un lungo intervento di restauro e di adeguamento dell’edificio, quella che è la più grande opera dell’artista fiammingo ancora conservata nel luogo per cui fu concepita torna visitabile nel suo contesto originale, restituendo ai visitatori la possibilità di osservare da vicino uno dei cicli pittorici più importanti del barocco.

La riapertura segue un articolato programma di lavori coordinato dall’ente Historic Royal Palaces, che gestisce alcuni dei principali palazzi storici britannici. L’intervento ha riguardato sia la conservazione della decorazione pittorica sia il miglioramento delle condizioni ambientali dell’edificio. Tra le novità più rilevanti vi è l’installazione di un ascensore che rende la sala accessibile anche ai visitatori con mobilità ridotta, oltre a un nuovo sistema di climatizzazione con pompe di calore e collegamento alla rete di teleriscaldamento del quartiere di Whitehall, pensato per stabilizzare temperatura e umidità e proteggere il delicato ciclo pittorico. Anche gli spazi interni sono stati aggiornati con un nuovo pavimento in quercia inglese e interventi di consolidamento delle superfici storiche.

L’apoteosi di Giacomo I, il pannello centrale del soffitto dipinto da Peter Paul Rubens

Il soffitto di Rubens è composto da una serie di grandi tele che coprono una superficie complessiva di circa 225 metri quadrati. Si tratta di una scala senza precedenti nella produzione dell’artista, noto soprattutto per pale d’altare e grandi cicli decorativi, ma raramente impegnato in opere di tali dimensioni. Il progetto fu commissionato nel 1629 dal re Carlo I d’Inghilterra come celebrazione della dinastia degli Stuart e in particolare della figura di suo padre, Giacomo I d’Inghilterra.

I tre pannelli principali raffigurano altrettanti momenti allegorici legati alla legittimità e alla gloria della monarchia: L’Unione delle Corone, che celebra l’unificazione delle corone inglese e scozzese; L’Apoteosi di Giacomo I, dove il sovrano è raffigurato mentre ascende al cielo circondato da figure allegoriche; e Il Regno pacifico di Giacomo I, che esalta l’idea di stabilità e prosperità sotto il suo governo. L’intero ciclo fu concepito come un manifesto visivo del potere monarchico e del cosiddetto “diritto divino dei re”, uno dei pilastri ideologici della monarchia degli Stuart.

Dettaglio dell’apoteosi di Giacomo I, il pannello centrale del soffitto dipinto da Peter Paul Rubens

Il contesto architettonico in cui l’opera è collocata è altrettanto significativo. La Banqueting House è l’unico edificio sopravvissuto del vasto Palazzo di Whitehall, residenza principale dei sovrani inglesi tra il XVI e il XVII secolo, distrutta da un incendio nel 1698. L’edificio attuale fu progettato nel 1619 dall’architetto Inigo Jones, figura centrale dell’introduzione del classicismo rinascimentale in Inghilterra. Ispirato ai modelli palladiani italiani, Jones concepì la grande sala come uno spazio monumentale a “doppio cubo”, in cui proporzioni matematiche e ordine architettonico dovevano esprimere la dignità e la stabilità della monarchia.

Fin dall’inizio il soffitto era stato progettato per ospitare una grande decorazione pittorica. Jones predispose una struttura con ampi riquadri rettangolari e ovali destinati ad accogliere tele monumentali. Quando Carlo I decise di affidare l’incarico a Rubens, l’artista era già una figura di fama internazionale, oltre che un abile e stimato diplomatico. Proprio durante una missione diplomatica in Inghilterra ricevette l’incarico di realizzare il ciclo.

Peter Paul Rubens, Disegni preparatori per la Banqueting House, Tate Britain

La realizzazione si rivelò particolarmente complessa. Le tele erano così grandi da non poter essere dipinte nello studio di Rubens ad Anversa. Per questo l’artista e i suoi collaboratori dovettero lavorare in spazi più ampi, come la Borsa della città e il refettorio di un convento carmelitano. Una volta completate, le tele furono arrotolate e spedite via nave in Inghilterra ma un errore nelle misure, dovuto a una divergenza di lunghezza tra le unità usate in Inghilterra e Belgio, rese necessario adattarle al soffitto con tagli e aggiunte, prima dell’installazione definitiva nel 1636.

Per l’opera, Rubens ricevette un compenso di 3mila sterline — corrispondenti a circa 220mila sterline di oggi — oltre a una pesante catena d’oro donata dal sovrano. Tuttavia l’artista non vide mai il ciclo montato nella sala: afflitto dalla gotta, non poté tornare in Inghilterra dopo aver completato il lavoro.

La storia della Banqueting House aggiunge al soffitto di Rubens una dimensione altamente simbolica. Nel 1649, dopo la sconfitta nella guerra civile contro il Parlamento, Carlo I fu condotto alla sua esecuzione proprio attraverso questa sala. Il re attraversò l’edificio passando sotto le tele che celebravano la gloria della monarchia prima di essere decapitato su un patibolo allestito davanti all’edificio.

Nei secoli successivi la sala cambiò funzione più volte: cappella, museo militare e spazio espositivo. Durante la Seconda guerra mondiale, per proteggerle dai bombardamenti tedeschi ed essere messe in sicurezza, le grandi tele furono persino segate in segmenti e trasferite in campagna.

Oggi il soffitto di Rubens rimane una testimonianza straordinaria dell’arte barocca e della propaganda monarchica del XVII secolo. La riapertura al pubblico della Banqueting House restituisce uno dei casi non così tanto comuni in cui un grande ciclo pittorico barocco può essere osservato esattamente nel luogo per cui fu concepito, permettendo di comprendere appieno il dialogo tra architettura, pittura e potere politico che ne aveva guidato la realizzazione, quasi quattro secoli fa.

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