Un’occasione straordinaria per uno spettacolare viaggio nel tempo e no, non si tratta di realtà immersiva e tecnologie digitali, anzi. Solo per una settimana, da oggi fino al 23 febbraio, in via del tutto eccezionale, nella Cappella Sistina fanno ritorno, per la prima volta dopo 400 anni, i dieci stupefacenti arazzi realizzati a partire dai cartoni preparatori di Raffaello Sanzio, per celebrare il cinquecentenario della morte del grande Maestro del Rinascimento. Le opere saranno allestite secondo lo schema originario, sotto gli affreschi delle vite di Mosè e Gesù realizzati dai più grandi pittori italiani del XV secolo, da Sandro Botticelli al Perugino, dal Ghirlandaio a Luca Signorelli, fino al sublime soffitto di Michelangelo, completato nel 1512.
E oggi vedremo i preziosi tessuti disposti come li ordinò Papa Leone X, che tra il 1514 e il 1515 aveva chiesto a Raffaello di dipingere le scene della vita di San Pietro e San Paolo per farne poi realizzare degli arazzi a Bruxelles, nella bottega fiamminga di Peter Van Aelst, l’arazziere più richiesto dell’epoca. Completati tra il 1515 e il 1519, sette dei dieci preziosi tessuti furono esposti per la prima volta il 26 dicembre 1519, il giorno della festa di Santo Stefano. Si trattava delle scene della Pesca miracolosa, della Consegna delle chiavi, della Punizione di Elima, del Sacrificio di Listra, della Guarigione dello storpio, della Lapidazione di santo Stefano e della Conversione di Saulo. «Tota cappella stupefacta est in aspectu illorum», scrisse il cerimoniere. Purtroppo Raffaello non avrebbe mai visto la Cappella Sistina ornata di tutti gli arazzi, perché sarebbe morto pochi mesi dopo, il 6 aprile 1520.
«È una grande emozione anche per noi. Ci sono state altre due esposizioni degli arazzi, nel 1983 e nel 2010, ma era dalla fine del Cinquecento che non venivano posizionati tutti contemporaneamente nella Sistina. Si completa così la catechesi visiva della Cappella, raccogliendo il recente messaggio di Papa Francesco che ha ricordato Raffaello come figura chiave del Rinascimento, che con la sua opera seppe esprimere valori come concordia, libertà e bellezza che conducono a elementi più alti e vanno condivisi», ha commentto la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta. Gli arazzi sono solitamente conservati nella Pinacoteca Vaticana, mentre sette cartoni originali sono conservati nel Victoria & Albert Museum di Londra.
Una impresa anche tecnica, considerando che ogni arazzo pesa tra i 50 e 60 chili, con una estensione di 30 metri quadri. «Siamo consapevoli della estrema delicatezza degli arazzi ma sono nati per essere arrotolati e spostati», ha continuato Jatta.
Non fu un lavoro facile nemmeno per Raffaello che, oltre a dover disegnare in maniera specchiata a causa delle esigenze di tessitura, era consapevole di trovarsi a confronto con Michelangelo, la superstar dell’epoca. Giorgio Vasari infatti scrisse che Raffaello realizzò personalmente tutti i cartoni preparatori, evitando di affidarsi alla sua bottega. Anche se fonti successive attestato l’apporto di Giulio Romano, che era il prediletto di Raffaello e che probabilmente intervenne anche nella Fornarina. La critica recente ravvisa l’autografia per la maggior parte dei cartoni ma ammette interventi degli aiuti, anche se non in misura rilevante.
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