30 gennaio 2020

La Fornarina messa a nudo, per i 500 anni di Raffaello

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Prima del trasferimento alle Scuderie del Quirinale, per la grande mostra dedicata al cinquecentenario della morte di Raffaello, la Fornarina sarà analizzata in ogni particolare

La Fornarina di Raffaello

È già piuttosto discinta e, nel corso di ormai 500 anni, dovrebbe essersi abituata a stare al centro dell’attenzione ma, in questa occasione, verrà osservata ancor più da vicino. Considerata esempio di bellezza muliebre e, secondo diversi studiosi, ritratto della sua amante, la Fornarina fu una delle ultime opere realizzate da Raffaello e sarà uno dei capolavori più apprezzati, per la mostra in apertura il 5 marzo 2020 alle Scuderie del Quirinale, nell’ambito delle attività organizzate per celebrare il cinquecentenario della morte del grande urbinate.

Ma, in questi ultimi giorni prima del trasferimento dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, sarà messa a nudo attraverso riprese ad alta risoluzione e macro scansioni ai raggi X. Tre giorni di studi e analisi, per carpire segreti ed entrare nelle profondità della sublime tecnica di Raffaello che, con la Fornarina, realizzò una delle sue opere più intriganti, fresche e immediate, ben diversa dai capolavori magniloquenti ai quali aveva abituato tanto la sua committenza, cinque secoli fa, che i nostri occhi contemporanei.

Una Fornarina vezzosa e un Raffaello appassionato

Vezzosamente autografato – Raphael Urbinas, si legge sul bracciale della donna, come in un pegno d’amore –, il dipinto venne forse modificato da Giulio Romano, uno dei collaboratori più stretti di Raffaello e, a sua volta, importante figura del Rinascimento italiano. Si sa che rimase nello studio del Maestro praticamente fino alla sua morte e, dopo alcuni passaggi di proprietà, fu acquistato dai Barberini almeno dal 1642.

Molto si è discusso sull’identità della donna ritratta. Secondo l’opinione più accreditata, si tratterebbe di Margherita Luti, amante di Raffaello e figlia di un fornaio di Trastevere. Da qui il nome di Fornarina che, però, risale solo agli anni Settanta del Settecento. Ma la linguistica, spesso, nasconde alcuni particolari piccanti: secondo una antica tradizione attestata già nei classici greci e poi in documenti di età medievale e rinascimentale, il termine “forno” e i suoi derivati indicavano l’organo genitale femminile e tutto ciò che vi concerne. Insomma, probabilmente ci troviamo di fronte all’opera di un Raffaello innamorato e appassionato.

A seno scoperto, con il ventre appena celato da un velo trasparente, ornata con una spilla alla moda, la donna osserva un punto oltre lo spettatore, atteggiando un’espressione sensuale ma anche famigliare, intima più che erotica. Alle sue spalle, un folto cespuglio di mirto, pianta sacra a Venere.

Un capolavoro messo a nudo, per i posteri

Le analisi sulla Fornarina sono iniziate con riprese fotogrammetriche ad altissima definizione e in 3d, scattate per sezioni, fronte, retro e laterale, così da poter ingrandire le immagini nel dettaglio, senza perdere toni e nitidezze. Da questo materiale si lavorerà un modello 3d che delineerà una mappa completa dell’opera, per catalogare con precisione millimetrica la densità delle pennellate, l’intensità delle crettature e lo spessore dei pigmenti. E già solo queste immagini potrebbero essere delle opere d’arte.

Ma è prevista anche una seconda fase di studio, che entrerà più in profondità. I restauratori infatti effettueranno una serie di indagini chimiche, usando l’innovativo Xrf scanner multicanale, sviluppato dall’Infn in collaborazione con l’Università di Roma Tre, Sapienza Università di Roma e l’Istituto per i materiali nanostrutturati del Consiglio nazionale delle ricerche, nell’ambito del Progetto Musa. Questa analisi sarà utile per capire con precisione non solo la composizione dei pigmenti usati da Raffaello ma anche la loro disposizione, in modo da facilitare gli eventuali futuri restauri.

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