Cristo risorto Portacroce Giustiniani. Palazzo Reale di Palermo
Fino al 30 aprile 2026, nelle sale degli Appartamenti del Palazzo Reale di Palermo, sarĂ possibile ammirare il Cristo risorto Portacroce Giustiniani. La scultura, attribuita a Michelangelo Buonarroti e realizzata tra il 1514 e il 1516, è nota per essere la prima versione incompiuta del Cristo della Minerva (1519-21), conservato nella basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Giunta per la prima volta in Sicilia, lâopera diviene testimonianza della complessa poetica artistica di Michelangelo e dellâintricata vicenda storica e attributiva che lâha riportata alla luce.
Lâinterruzione della lavorazione da parte dellâartista non fu determinata da un ripensamento iconografico o dalla ben nota poetica del non finito michelangiolesca, ma dalla scoperta di unâevidente venatura scura che solcava la porzione di marmo destinata al volto del Cristo. Lâartista, la cui visione era profondamente intrisa del pensiero neoplatonico, mirava al raggiungimento di unâalta dimensione spirituale attraverso le sue opere, le quali divenivano cosĂŹ puro mezzo di rappresentazione del divino. PoichĂŠ lâideale di bellezza mirava al trascendente ed era percepita come essenza spirituale prima ancora che mera qualitĂ fisica o estetica, la naturale imperfezione del blocco lapideo fu ritenuta inconciliabile con la rappresentazione della Risurrezione.
La complessa storia del Cristo Portacroce lo vide transitare, dopo lâabbandono michelangiolesco, nella prestigiosa collezione del Marchese Vincenzo Giustiniani, dove figura nellâinventario redatto nel 1638. Tuttavia, per lungo tempo, la scultura rimase nellâombra o di incerta attribuzione e fu solo in seguito agli studi condotti da Silvia Danesi Squarzina e Irene Baldriga alla fine degli anni Novanta che si riuscĂŹ a ricostruire la storia dellâopera e a pervenire alla quasi unanime attribuzione alla mano di Michelangelo.
Nelle ricerche di Danesi Squarzina e Baldriga â riprese dallo storico dellâarte Christoph Luitpold Frommel nel suo saggio del 2009 Michelangelo, Bernini e le due statue del Cristo risorto â si avanza inoltre lâipotesi che lâincarico di ultimare lâopera venne affidato al giovane Gian Lorenzo Bernini (o bottega), commissionato dal Marchese Giustiniani nel periodo in cui la scultura figurava nella sua collezione. Nel confronto fra il Cristo risorto oggi esposto a Palazzo Reale e il Cristo della Minerva, si evidenzia inoltre la nuditĂ del primo e lâaggiunta del drappeggio bronzeo nel secondo, elemento tipico dellâarte controriformata. Lâopera diviene quindi esempio di interventi che si stratificano e visioni appartenenti a epoche differenti, di cui Frommel specifica lâimportanza di un ulteriore riconoscimento della ÂŤparte autenticamente michelangiolesca dai presumibili cambiamenti posterioriÂť.
Lâesposizione, organizzata dalla Fondazione Federico II e in collaborazione con il Monastero San Vincenzo Martire â Monaci Benedettini Silvestrini, diviene lâoccasione per portare allâattenzione del grande pubblico unâopera di uno dei piĂš importanti Maestri del Rinascimento, il quale ÂŤdescrive appieno il legame profondo tra la storia culturale italiana e la spiritualitĂ universaleÂť, come espresso da Gaetano Galvagno, Presidente della Fondazione Federico II.
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