Artemisia Gentileschi, Susanna and the Elders, 1644–48. Courtesy Nicholas Hall Gallery
Un museo rurale della Danimarca, a 40 minuti da Copenaghen, è improvvisamente entrato nella mappa internazionale dell’arte grazie a un’opera che, da sola, sposta equilibri e gerarchie. La Nivaagaard Collection ha annunciato l’acquisizione di Susanna e i vecchioni (1644-48) di Artemisia Gentileschi, una tela di grandi dimensioni proveniente da una collezione privata e oggi definita dal museo come «La più importante acquisizione dal 1908», anno della sua fondazione.
Con questo gesto, la piccola istituzione si colloca accanto a giganti come il Metropolitan Museum of Art di New York, gli Uffizi di Firenze, il Museo di Capodimonte di Napoli o la National Gallery di Londra, istituzioni che hanno riconosciuto ad Artemisia il ruolo di artista chiave del Barocco europeo e che hanno potuto esporre in collezione le sue opere.
La vicenda di Artemisia è ormai parte della storia culturale europea: figlia di Orazio Gentileschi, vittima di uno stupro e di un processo che la costrinse a testimoniare sotto tortura, l’artista lavorò per i Medici a Firenze, per Carlo I d’Inghilterra, per importantissimi committenti romani e napoletani, imponendo immagini di eroine bibliche e figure femminili di grande impatto.
Il soggetto, Susanna e i vecchioni, fu centrale nella carriera di Artemisia. Se ne servì all’inizio del suo percorso, a 17 anni, e vi tornò poco prima della morte, nel 1656. Il quadro danese appartiene all’ultima fase, quando l’artista aveva maturato uno stile insieme monumentale e intimo, capace di conferire alla giovane Susanna, ritratta quasi a grandezza naturale, una vulnerabilità che diventa forza.
Il museo danese, diretto da Andrea Rygg Karberg, ha saputo battere concorrenti di livello internazionale, assicurandosi l’opera in un’asta riservata condotta dal gallerista newyorkese Nicholas Hall. Quest’ultimo, dopo una visita al museo nel 2023, aveva descritto la Nivaagaard come Un piccolo museo con una sala sorprendentemente ricca di capolavori antichi». Un giudizio che oggi appare profetico.
Il dato che impressiona è come una singola acquisizione possa mutare lo status di un museo. Se la collezione della Nivaagaard può annoverare dipinti di Giovanni Bellini e Lorenzo Lotto, contava però ben poche opere di mano femminile, di Sofonisba Anguissola e della meno celebre sorella, Europa. Quest’anno sono arrivati anche due dipinti della fiamminga Catharina Ykens II. Ma è con Artemisia, vera game changer dell’arte, che la collezione compie il salto.
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