Georg Baselitz, EPA/ROLF HAID
È morto il 30 aprile 2026, Tra le figure più incisive dell’arte europea del secondo Novecento, rivoluzionario della pittura contemporanea, Georg Baselitz è morto oggi, a 88 anni. La notizia è stata confermata dalla sua galleria, su indicazione della famiglia.
Nato a Kamenz nel 1938, Baselitz ha attraversato la storia tedesca del dopoguerra, sublimando la frattura di quell’esperienza attraverso un linguaggio pittorico radicale, segnato da una costante messa in discussione dell’immagine. Affermatosi negli anni Sessanta, si impose con una pittura figurativa aspra e perturbante, alimentata da riferimenti eterogenei – dal Manierismo alla scultura africana, fino all’espressionismo tedesco di Die Brücke. La sua ricerca nasce da una posizione dichiaratamente anti-ordinativa: «Sono nato in un ordine distrutto», affermava, rivendicando una pratica fondata sulla disgregazione dei codici e sul rifiuto di qualsiasi stabilità formale.
La sua carriera fu segnata fin dagli esordi da episodi controversi. La prima mostra personale, nel 1963 a Berlino Ovest, provocò uno scandalo tale da portare al sequestro di alcune opere per oscenità. Dopo essere stato espulso dall’Accademia di Berlino Est per “immaturità sociopolitica”, completò la sua formazione a Berlino Ovest, entrando in contatto con le correnti dell’Informale e del Tachisme e con figure come Wassily Kandinsky e Kazimir Malevič.
Negli anni successivi sviluppò cicli fondamentali come gli Helden (Eroi), figure isolate e fragili immerse in paesaggi desolati, allegorie di una Germania postbellica priva di riferimenti. Un passaggio decisivo avvenne nel 1969, con l’introduzione dei celebri dipinti capovolti. L’inversione dell’immagine, destinata a diventare la cifra più riconoscibile del suo lavoro, sottraeva la figura alla narrazione, costringendo lo sguardo a confrontarsi con la pittura come superficie concettuale. In questo slittamento, il soggetto perde centralità e diventa pretesto per interrogare il linguaggio stesso della rappresentazione.
Parallelamente alla pittura, Baselitz ha portato avanti una ricerca scultorea sempre più rilevante, esponendo già nel 1980 alla Biennale di Venezia. Il suo lavoro si è progressivamente aperto a una dimensione più astratta, mantenendo però una forte componente gestuale e una tensione costante tra costruzione e distruzione dell’immagine.
Nel corso della sua carriera insegnò a Karlsruhe e a Berlino, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti. Accanto alla Germania, l’Italia ha rappresentato un luogo centrale nella sua biografia e nella sua ricerca: soggiorni e studi a Firenze e in Toscana hanno lasciato tracce evidenti nel suo lavoro, a partire dall’interesse per la tradizione manierista e per la storia dell’immagine.
Solo a fine marzo aveva aperto al Museo Novecento di Firenze una grande mostra dedicata alla sua produzione grafica e incisoria, con un focus sul rapporto dell’artista con la città toscana. L’esposizione mette in evidenza la varietà dei temi affrontati nel corso di decenni, ribadendo un’idea di arte come processo, trasformazione e gesto sovversivo, lontano da ogni equilibrio rassicurante.
A conferma della sua centralità nel panorama contemporaneo, un’altra mostra è attesa nei prossimi giorni: il 6 maggio, in occasione della 61ma Biennale di Venezia, aprirà alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore, Georg Baselitz. Eroi d’Oro. Il progetto presenterà una selezione di dipinti recenti di grande formato, tra cui autoritratti monumentali e numerose rappresentazioni della moglie Elke, presenza ricorrente nella sua iconografia.
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