Conosciuto prima per i suoi graffiti e poi per i suoi gatti, gli Intruders, Walter Molli (Napoli, 1984) era solito sottolineare l’importanza dell’esplorazione, della ricerca, della sperimentazione continua tra le tecniche artistiche. Chi lo conosce bene ricorda la sua maniacale ricerca del “compimento”, attimo in cui il pittore smette di intervenire sulla tela. Quella eterna battaglia tra incompiuto e compiuto, tra il finito e l’incompleto. Questo faceva di lui un guerriero, corazzato della sua abilità di saper guardare negli occhi le sfide ed affrontarle, nell’arte come nella vita. Lottare per raccontare qualcosa che non fosse semplicemente «cibo per instagram». Memorabili i suoi primi graffiti tridimensionali, tecnica poi abbandonata perchè «la poetica della pratica, la storia del pezzo e di come ci sei arrivato» è ciò che conta veramente. Walter, per quanto giovane, apparteneva già a quella scuola di writers/artisti fermamente convinti dell’importanza di fare quello che si fa in virtù dei valori in cui si crede. Qualcuno direbbe «roba “old school” legata alla cultura hip hop». Eppure la stessa sensibilità è riuscita a portarla nell’arte da salotto, quella che si consuma tra i vernissage e le gallerie contemporanee. L’attenzione alle periferie (Trains, Decadance), al rapporto tra fauna urbana e underground (Urban habitat), tra anonimato e graffiti (Head hunter), tra la nocività degli spray e la volontà di perseguire la propria arte. Un guerriero abituato alla lotta perché le battles non appartengono solo ai rappers. La street art ti insegna regole non scritte che puoi imparare solo in strada e le metti in pratica nella vita, per stare al mondo. Walter esce dalla sua ultima battaglia a testa alta, avendo combattuto per vincere oltre ogni male, con coraggio, forza e soprattutto generosità. Oggi lo potrete ritrovare nei graffiti sparsi nelle periferie, tra i dipinti di qualche collezionista, a casa degli amici che l’hanno supportato, nei racconti di chi ci ha dipinto insieme, negli occhi dei compagni di crew, nelle parole di chi ha condiviso con lui momenti sinceri, perché in fondo non è quello a cui aspiriamo tutti? Una piccola fetta d’immortalità nella propria breve esistenza? Walter è uno di quelli che ci è riuscito e lo ha fatto attraverso la sua arte.
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Molto interessante