Alla scoperta di 59 Rivoli, l’angolo artistico più alternativo di Parigi

di - 21 Febbraio 2020

Passeggiare per Rue du Rivoli a Parigi significa muoversi tra negozi e turisti. Ma tra una vetrina e l’altra, lo spettatore disinteressato può scoprire qualcosa che stona con la magniloquenza del viale: una porta colorata che spicca con i suoi toni vivaci al civico 59. Varcare questa soglia vuol dire catapultarsi nei sei piani di un palazzo haussmaniano interamente rivestito d’arte. Si tratta di 59 Rivoli, uno dei luoghi più alternativi della ville lumière. Un collettivo che promuove la libera creatività, accoglie atelier di artisti, organizza concerti, dibattiti, laboratori ed esposizioni temporanee, tutto interamente autogestito.

La sua è una storia particolare: l’edificio al 59 di Rivoli fa parte di quegli immobili che rimasero abbandonati dopo il fallimento della banca Crédit Lyonnais. Nel 1999, Gaspard Delanoë, Kalex e Bruno Dumont, insieme a un’altra decina di artisti lo occuparono e allestirono lì il proprio studio, aprendo le porte a qualsiasi visitatore di passaggio. L’audace idea trovò però degli ostacoli e l’anno successivo il gruppo rischiò di dover lasciare il palazzo occupato abusivamente, ma la prefettura della città decise di aspettare le elezioni municipali per prendere una decisione definitiva. Fu Berand Delanoë che prese in carico l’istituzionalizzazione del palazzo, legalizzandolo ufficialmente nel 2009.
Già dal primo anno di apertura, il collettivo 59 Rivoli fu visitato da 50mila persone, classificandosi come il terzo polo parigino di diffusione artistica contemporanea dopo il Centre Pompidou e Galerie Nationale du Jeu de Paume.

Questo incredibile risultato è stato raggiunto anche grazie alle scelte espositive innovative. Qui le opere occupano lo spazio liberamente, senza circoscrivere la loro storia in una cornice, ciò che è esposto è vivo, poiché in simbiosi con l’autore. Lo spettatore, infatti, può confrontarsi con l’artista e scoprire il suo lavoro, le tecniche utilizzate e la sua storia. Gli atelier sono trenta, di cui quindici riservati alle residenze temporanee, mentre gli altri spazi sono occupati in via permanente e tra gli artisti ritroviamo anche l’italiano Luigi La Ferla. Un’opera a sè sono le scale, decorate con murales variopinti e rinnovate già sette volte, all’arrivo di nuovi artisti. Anche la facciata si trasforma: ogni anno i membri del collettivo si riuniscono per ornare il palazzo in modo originale.

C’è da chiedersi come un luogo del genere possa sopravvivere. Oltre alle donazioni dei visitatori, sono soprattutto i partenariati a sostenere le varie attività.

Electron libres, Elettroni liberi, così si riconoscono gli artisti di 59 Rivoli che, gravitando attorno a un polo artistico democratico, si impongono come filtro tra quotidianità e la libertà creativa.

Laureata in storia dell’arte con specializzazione in ambito contemporaneo all’Università La Sapienza di Roma. Durante la sua formazione ha studiato presso l’Universidad de Sevilla e Université Paris Sorbonne IV. I suoi studi si sono concentrati sull’arte andalusa contemporanea, sull’arte contemporanea femminile e gender studies. Ha svolto ricerche nell’archivio parigino AWARE, Archives of Women Artists, Research and Exhibitions, un'associazione co-fondata nel 2014 e diretta dalla celebre curatrice Camille Morineau. Tra il 2014 e il 2016 ha scritto per The Walkman Magazine e dal 2019 collabora con Exibart. In questi anni si è occupata di progetti di curatela come assistente di galleria e ha partecipato al Workshop Narrare per immagini al MAXXI e al progetto I had a dream, organizzato nel 2018 dalla Moleskine Foundation, insieme al curatore Simon Njami presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

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