Lothringer 13, ANTIFASCISM: NOW
Iniziare il primo capitolo della rassegna Antifascism Now proprio a Monaco, in uno spazio di ricerca resistente come Lothinger 13 Halle, è simbolicamente rilevante, per un ragionamento collettivo, situato e intersezionale, di antifascismo vivo: il progetto di un futuro condiviso vuol dire immaginare e attualizzare le alternative. Monaco di Baviera porta i pesi della sua eredità storica, gli spiriti del suo passato. La città ha visto fiorire intellettuali, architetti e artisti che hanno definito l’estetica europea. Ed è anche la “Capitale” del movimento nazionalsocialista, memoria raccolta oggi in luoghi come il Munich Documentation Centre for the History of National Socialism.
Spazi d’arte come Lothringer 13 Halle rispondono consapevolmente alla necessità di una città cosmopolita giovane e il suo team mobilita la forza creativa dell’immaginazione come pratica attivista quotidiana, affidandole il compito di concepire e materializzare un mondo altro, particolarmente necessario in un momento in cui attori e organizzazioni di destra tentano nuovamente di strumentalizzare la cultura e di minare l’ordine democratico dall’interno.
Di fatto, attualizza le pratiche e i protagonisti coinvolti per rispondere ad alcune questioni: «In che modo una critica intesa come proposizione può aiutare a riconfigurare il proprio posizionamento dialettico come terreno da cui immaginare, creare e abitare alternative? Come creare proposizioni non solo come finzioni concettuali, ma anche come progetti di fatto, contro e nonostante la condizione fascista del presente, e così praticare una vita non fascista?», come scrivono Maria Hlavajova e Wietske Maas in Propositions for Non-Fascist Living: Tentative and Urgent, del 2019.
Dal 1980, l’istituzione Lothinger 13 Halle si trova in un ex edificio industriale nel distretto di Haidhausen ed è gestita dal Dipartimento Culturale della Città di Monaco. Gli 800 metri quadrati di spazio espositivo, con un bookshop e studi, sono diretti ogni cinque anni da un diverso consiglio di amministrazione. È dal 2025 Kalas Liebfried, artista e curatore bulgaro, il direttore dei progetti, che concentra la proposta curatoriale in momenti di incontro, cicli di seminari e discussioni multimodali intorno a urgenti temi socio-politici, insieme a un team impegnato a coinvolgere artisti locali e internazionali, professori e specialisti teorici da tutto il mondo, enfatizzando la convivenza.
Il mantra guida delle attività della galleria è «Mantenere una strategia anti-egemonica che promuove la resistenza e la resilienza attraverso il lavoro culturale progressivo. Opponendosi a strutture gerarchiche, abbraccia pratiche performative, sostenibili e basate sul tempo all’interno di un insieme aperto di artisti, curatori e comunità».
«Invoking antifascism today may appear both incontrovertibly urgent and strangely anachronistic», scrive Alberto Toscano, nel testo critico commissionato da Lothringer 13 Halle. L’antifascismo deve accadere ora. Lothringer 13 Halle e Goethe Institut hanno inaugurato la mostra Antifascism, visitabile fino al 31 luglio 2026, con una tre giorni di programmazione culturale, tra conferenze e workshop con docenti e attivisti, ONG e istituzioni.
Antifascism: Now. è il primo capitolo di un ciclo transnazionale pluriennale dedicato alle pratiche culturali antifasciste contemporanee. Come spiega Kalas Liebfried, «Il lavoro culturale democratico è lavoro antifascista. Il progetto intende l’antifascismo non come un concetto storicamente concluso o rigidamente codificato a sinistra, ma come una responsabilità condivisa, una pratica attiva e un prerequisito strutturale delle società democratiche contemporanee nel presente, posto in contrasto con realtà fasciste esistenti».
La definizione stessa di “antifascismo”, argomento delle conferenze iniziali, necessita di continua rinegoziazione, in quanto dipende da contesto geografico e storico intergenerazionale e transnazionale. In collaborazione con istituzioni partner in Germania e nell’Europa (sud)orientale, nell’area Balcanica e nel Mediterraneo, il progetto si svilupperà in diversi capitoli fino al 2028 attraverso mostre, simposi multisensoriali, residenze, programmi educativi, nonché una serie di formati pubblici site-specific. Avviato a Monaco, Antifascism: Now. proseguirà ad Atene, Belgrado, Białystok, Bucarest, Istanbul, Leopoli, Pristina, Sarajevo, Skopje, Sofia, Salonicco, Tirana e Zagabria, per culminare alla fine del 2028 in una mostra finale che riunirà tutti i capitoli presso il Ludwig Forum di Aquisgrana.
Antifascism: Now. è sì una mostra ma, soprattutto, un forum di punti di vista tra Europa orientale e sud-orientale, Africa australe, Nord America, Medio Oriente, dove oggi esistono memorie antifasciste, instabilità e guerra e palpabile influenza della Russia e di tendenze autoritarie, e una visione globale con Africa australe, Nord America, Medio Oriente. I soli concetti di “fascismi”, infatti, non possono cogliere appieno tutte le forze antidemocratiche e autoritarie sta stanno opprimendo il mondo e le coscienze. Essere antifascisti è un atteggiamento personale, identitario e sociale, una lotta attiva e multiforme contro strutture autoritarie, razziste, imperialiste, antisemite e coloniali nel presente.
Nelle parole del team, «L’antifascismo appare non come un’ideologia unitaria, ma come una pratica situata e intersezionale di resistenza, solidarietà e immaginazione collettiva di un mondo che prende una posizione netta contro ideologie di oppressione, esclusione e violenza. Il lavoro culturale antifascista è pertanto inteso non solo come una misura difensiva, ma come un’opportunità per affermare visioni positive di società aperte, resilienti e solidali ORA, prima che il fascismo diventi lo status quo».
La mostra riunisce le pratiche di oltre 50 artisti e collettivi, che intendono l’arte come strumento attivo di antifascismo, memoria e responsabilità politica. Al centro vi sono la riattivazione critica dei simboli storici, la lotta collettiva contro fascismo, imperialismo e autoritarismo, e la difesa dei corpi e delle comunità vulnerabili. Ricorrono pratiche di contro-narrazione, testimonianza e indagine delle memorie di violenza nazista, sovietica, antisemita, omofoba, imperialista.
Presenti analisi sulle Tre Frecce del Fronte di Ferro, riattivate nelle strade di Varsavia come gesto collettivo di solidarietà, fino alla bandiera rossa della resistenza partigiana jugoslava o al bianco e blu dell’Ucraina, i simboli vengono sottratti alla nostalgia e restituiti alla lotta contemporanea. Le opere evocano eventi concreti: la violenza nazifascista e la Resistenza, l’imperialismo sovietico mascherato da fratellanza, le rovine di Kiev e Gaza, l’antisemitismo irrisolto del dopoguerra tedesco, le aggressioni omofobe nei Balcani, l’assassinio di Pavlos Fyssas e il processo storico che ha smascherato Goldan Dawn come organizzazione criminale, i Gay Pride di Zagabria e Belgrado, la costruzione di infrastrutture tecnologiche alternative (mesh networks, permacomputing), e pratiche di cura e lutto, come il minuto di silenzio alle 9 in Ucraina.
Alle tavole rotonde della tre giorni, i seminaristi hanno affrontato temi quali l’antifascismo come strategia di (ri)codifica, come ristrutturare il ruolo delle istituzioni culturali, le estetiche delle estreme destre, il tecno-fascismo, esercizi “aleatori” di discorsi antifascisti.
Alcuni tra i tanti nomi, Johannes Ebert, presidente del Goethe-Institut, Stefanos Levidis, ricercatore per Forensic Architecture Initiative Athens, Juliane Bischoff, curatrice di Portikus, Maria Hlavajova, curatrice e autrice di Amsterdam, Elma Hašimbegović direttrice del Museo di Storia della Bosnia ed Erzegovina di Sarajevo, Ruth Hoffmann, giornalista di Amburgo, e Carina Bukuts, head curator della Kunsthalle di Vienna.
Come scrive Alberto Toscano nel saggio critico d’apertura: «Invocare l’antifascismo oggi appare innegabilmente urgente e peculiarmente anacronistico: un segno ambivalente di un momento storico e politico che si manifesta sia come ritorno, ricordo o consolidamento dei sintomi morbosi del passato (soprattutto, il fascismo), sia come periodo intermedio, un interregno, in cui, come scrisse lo storico greco Tucidide a proposito delle antiche guerre civili, “i significati tradizionali dei nomi con cui vengono designate le cose vengono arbitrariamente scambiati”».
L’antifascismo si sviluppa non come un concetto astratto ma come una pratica attiva e situata nella vita quotidiana, nello spazio pubblico e nell’azione culturale. L’antifascismo non è una questione di appartenenza politica, ma una decisione democratica: chiunque non voglia il fascismo può e deve agire contro il fascismo, cioè agire “antifascisticamente”, indipendentemente da dove si collochi nello spettro democratico. L’obiettivo lodevole e necessario di Lothinger 13 Halle è istituire un forum transnazionale in cui l’antifascismo diventi una comprensione condivisa delle società democratiche come responsabilità centrale: il lavoro culturale democratico è sempre un lavoro antifascista.
«Possiamo ripensare l’antifascismo, non semplicemente come unità politica in crisi di fronte a una catastrofe imminente, ma come il paziente lavoro di, per dirla con Walter Benjamin, rendere noi stessi e i nostri mondi “inutilizzabili per il fascismo?».
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