Art City Bologna 2026: il sapere prende corpo nei luoghi della formazione

di - 7 Gennaio 2026

Si terrà dal 5 all’8 febbraio 2026 la quattordicesima edizione di Art City: il programma di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna torna a diffondersi nello spazio urbano, confermando la propria vocazione a leggere la città come un dispositivo culturale reattivo e trasversale. Con il sostegno di BolognaFiere e Gruppo Hera come main sponsor, Art City 2026 sarà diretta da Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo, mentre Caterina Molteni curerà la Special Program, che prosegue nel solco della sperimentazione invitando artiste e artisti a intervenire in luoghi solitamente non destinati all’esposizione. Come da tradizione, il calendario degli appuntamenti si svolgerà in concomitanza con Arte Fiera e sarà caratterizzato da una speciale collaborazione con l’istituzione cittadina che, da secoli, rappresenta il legame tra sapere, conoscenza e cambiamento: l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.

Fondata simbolicamente nel 1088, l’Alma Mater è parte integrante dell’identità culturale e urbana della città felsinea. Dalle sedi medievali fino all’Archiginnasio e a Palazzo Poggi, i suoi edifici raccontano una storia in cui si intrecciano formazione, architettura e politica. Lo Special Program 2026 di Art City renderà omaggio a questa eredità con un itinerario di arte contemporanea che toccherà luoghi emblematici di Bologna, alcuni dei quali eccezionalmente aperti al pubblico, come l’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca dell’Archiginnasio. E poi, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna. Le opere, appositamente commissionate o riallestite per l’occasione, instaureranno un dialogo diretto con questi spazi, intesi come parte integrante del processo creativo.

Palazzo Hercolani

Ed è a partire da questa relazione che prende forma il tema dell’edizione 2026, Il corpo della lingua, ispirato all’omonimo testo di Giorgio Agamben. In questa riflessione, il linguaggio viene inteso come corpo vivo, guizzante e sconfinato, fatto di voce, gesti e relazioni, sempre in fuga da identità grammaticali definitive. Ripensare il corpo significa dunque ripensare la conoscenza e le sue modalità di trasmissione. Art City Bologna 2026 si annuncia così come un’edizione fortemente orientata alla riflessione critica: una costellazione di mostre diffuse che interrogano l’autorità del sapere, la linearità dei modelli accademici e le trasformazioni simboliche dei luoghi della formazione.

Su queste premesse teoriche si innesta la selezione degli artisti e delle artiste invitati: Giulia Deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato. Attraverso linguaggi e pratiche differenti, i loro lavori indagano la conoscenza come esperienza incarnata, rendendo visibili le strutture di potere che attraversano i processi educativi e, al tempo stesso, aprendo spazi di resistenza e immaginazione.

Nel Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, spazio simbolico della storia medica e scientifica bolognese, Alexandra Pirici presenterà una nuova produzione performativa che prende avvio dall’immagine della salma sul tavolo anatomico. Ribaltando lo sguardo normativo dell’autopsia, Pirici restituisce centralità ai corpi – umani e più-che-umani – come agenti di conoscenza. Il lavoro si inserisce nel percorso avviato dall’artista con Attune (2024) ed è realizzato con il supporto di Banca di Bologna.

All’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna, Nora Turato realizzerà una nuova commissione site specific composta da una performance e da un intervento audio ambientale. Al centro del progetto è il concetto di “grounding”, inteso come ritorno a un’esperienza sensibile e incarnata del linguaggio. La vocalità come luogo di potere e costruzione simbolica è invece al centro del progetto di Giulia Deval, che presenterà PITCH. Notes on Vocal Intonation nell’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia. Vincitore del Premio Lydia, il lavoro – una performance-lecture affiancata da un video saggio – indaga l’uso dei toni acuti e gravi nelle comunicazioni umane e non umane, intrecciando etologia, fonetica e cultura pop.

Nell’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, esempio significativo di razionalismo bolognese, troverà spazio il riallestimento di Day Is Done, opera storica di Mike Kelley. Il lavoro raccoglie 31 cortometraggi musicali ispirati alle attività extracurricolari delle scuole statunitensi, trasformate in rituali carnevaleschi e perturbanti. Attraverso immagini tratte dagli annuari scolastici, Kelley indaga l’inconscio dell’istituzione educativa, portando alla luce desideri repressi, tensioni e norme sociali interiorizzate.

Fondazione Federico Zeri

Corpo e natura dialogano nelle opere di Ana Mendieta presentate nella Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani. Flower Person, Flower Body ed Esculturas Rupestres mettono in scena una conoscenza radicata nella materia e nei processi biologici, in cui il corpo si fonde con l’ambiente naturale fino a dissolversi in esso. Chair for the Invigilator è il titolo dell’intervento di Augustas Serapinas alla Fondazione Federico Zeri: una serie di sedute rialzate, originariamente concepite per i guardasala e qui rese accessibili al pubblico come postazioni di lettura. Da questa nuova altezza, la conoscenza si manifesta come esperienza corporea e spaziale, mettendo in discussione le modalità tradizionali di fruizione del sapere. Il progetto rientra nel programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026.

Infine, negli spazi del Laboratorio didattico del Distretto Navile, Jenna Sutela presenta nimiia cétiï, un’installazione immersiva che mette in relazione batteri e intelligenza artificiale. Traducendo i movimenti dei microrganismi in suoni e segni attraverso sistemi di IA, l’artista immagina la nascita di una possibile lingua aliena. L’allestimento, che simula l’hackeraggio dei laboratori da parte di entità extraterrestri, rilegge lo spazio della didattica scientifica come ambito di speculazione narrativa e sensoriale.

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