Artista Abitante: a Napoli, una nuova tappa sulla strada di Leopardi

di - 5 Dicembre 2019

Voi siete qui ma qui, dove? Oppure, qui quando? Perché chissà quante persone sono state nello stesso luogo che state attraversando in questo momento. Per esempio, diversi anni fa, camminando su via Santa Teresa degli Scalzi, al limite tra i quartieri Stella e Avvocata e affacciata sulla Sanità, una delle zone diventate oggi più emergenti – in diversi sensi – di Napoli, ci si poteva imbattere in Giacomo Leopardi. Il grande scrittore qui visse i suoi ultimi due anni, precisamente in un appartamento a vico Pero, fino al giorno della morte, il 14 giugno 1837, che sopraggiunse nella città partenopea, non a villa Ferrigni di Torre del Greco, come si dice. Ma le architetture hanno memoria lunga e ricordano alle persone la loro storia. A suggerirla, questa volta, anche Artista Abitante, progetto diffuso e a più tappe di arte pubblica, sviluppato da Eugenio Giliberti che, per un caso – se il caso esistesse – si è trovato a condividere la stessa strada dell’illustre vicino, ormai dimenticato dalla maggior parte degli inquilini dell’area.

Sopralluogo di Eugenio Giliberti con gli studenti di Antropologia Visuale dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, in preparazione del Censimento Leopardi

«Insomma c’è un capitolo della mia biografia artistica che ho dedicato a Leopardi, si chiama “progetto di artista abitante” e accompagna l’evoluzione del mio lavoro senza soluzione di continuità. Mi colpisce particolarmente come il pensiero e la biografia dello scrittore, ci raccontino di un tempo lontano 200 anni in cui possiamo specchiarci come fosse ieri. Colpisce che la posizione dell’artista e dell’intellettuale nella società si perpetui nelle medesime sofferenze e contraddizioni e come il pensiero laico razionale e indipendente sia sempre insidiato e ostacolato. Non so dire se l’incontro con Leopardi mi abbia cambiato. So che mi ci sono dedicato affettuosamente», raccontava Giliberti a proposito di Artista Abitante, in una nostra intervista.

E così, Giliberti ha deciso di rileggere e reinterpretare questa storia, rammentarla alle persone e rammendarla al suo luogo di provenienza, coinvolgendo abitanti del quartiere e diverse istituzioni culturali della città, dall’Accademia di Belle Arti di Napoli al Centro Nazionale di Studi Leopardiani, dall’agenzia fotogiornalistica Kontrolab al Museo Madre, con il supporto di Fondazione Morra, Dafna Gallery e Intragallery.

Incontro-racconto con gli studenti dell’Accademia e del Liceo Cuoco-Campanella

Il prossimo appuntamento è per sabato, 7 dicembre, nel triangolo urbano compreso tra vico Pero, vico Noce e vico Cimitile, per Censimento Leopardi. Gruppi di volontari proporranno delle interviste alle persone, per capire quanto sia ancora viva, nella memoria del quartiere, la presenza del grande ospite, e per raccogliere materiale da integrare nel proseguimento del progetto. L’appuntamento al banchetto che sarà situato all’incrocio tra vico Pero e Vico Cimitile è alle ore 10 e le operazioni termineranno alle ore 13. Si replicherà poi, fino a compimento, nei successivi fine settimana.

Il processo di questo risanamento del ricordo è in atto e prevedrà diversi altri momenti: un intervento sulla facciata del palazzo di vico Pero 2, trasformata in una grande riproduzione di un manoscritto leopardiano, la pubblicazione di un libro dedicato agli abitanti e il disegno di un percorso cittadino sulle tracce dei luoghi legati a Leopardi, attraverso una speciale segnaletica.

Sopralluogo di Eugenio Giliberti con gli studenti di Antropologia Visuale dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, in preparazione del Censimento Leopardi

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Tag: Accademia di Belle Arti di Napoli Centro Nazionale di Studi Leopardiani Dafna Gallery eugenio giliberti Fondazione Morra giacomo leopardi Intragallery Kontrolab museo madre napoli

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