Liu Ruowang, ph. Michele Stanzione
È stata recentemente presentata a Napoli, in Piazza Municipio, Wolves Coming, installazione composta da un branco di lupi, realizzata dall’artista cinese Liu Ruowang e curata da Matteo Lorenzelli della galleria milanese Lorenzelli Arte – dove abbiamo visto una sua mostra l’anno scorso -, in collaborazione con l’artista Milot e promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.
Pittore e scultore, Liu Ruowang è considerato uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea della Cina. Nato nel 1977 nel distretto di Yulin, al nord della provincia di Shaanxi, Liu Ruowang ibrida elementi della tradizione secolare e influssi della cultura occidentale, dando vita a sculture imponenti, realizzate in bronzo, a volte anche colorato, sorta di proiezione tridimensionale delle figure della pittura cinese. Le opere sono di forte impatto visivo e si prestano a una profonda interazione con il pubblico, che si trova come immerso in composizioni quasi cinematografiche, provando un sentimento misto tra lo stupore e il divertimento.
Si presenta infatti come una scenografica invasione monumentale, quella attuata da Liu Ruowang a Napoli, nella splendida cornice visiva compresa tra Palazzo San Giacomo e il Maschio Angioino, con ben cento statue di lupi, ognuna del peso di 280 chili, che assediano la figura di un guerriero pronto a dare battaglia.
In realtà, il famelico branco di Liu Ruowang, prima di approdare a Napoli, è già stato protagonista in altre zone nel nostro Paese, per quelli che potremmo chiamare veri e propri assedi alla cultura. I precedenti risalgono al 2015, prima in occasione della 56ma Biennale di Venezia, quando i lupi furono esposti nel Padiglione della Repubblica di San Marino e poi presso il cortile del Rettorato dell’Università di Torino.
Ma se con le esposizioni del 2015 la denuncia era rivolta alla distruzione della cultura e dell’arte, con il branco dalle fauci insanguinate che circondava, a Venezia, una riproduzione della Pietà di Michelangelo, mentre a Torino una catasta di libri, a Napoli il significato dell’installazione assume una sfumatura diversa.
In un momento storico in cui l’attenzione è rivolta al #climatechange, Liu Ruowang ci pone di fronte alla metafora della natura che si ribella contro l’arroganza e la barbarie dell’uomo contemporaneo, ricordando che le azioni compiute hanno un loro peso e soprattutto delle conseguenze.
E così, il povero guerriero con la spada sguainata simboleggia l’intera umanità che, improvvisamente, si trova ad affrontare gli effetti del proprio operato, dando vita a una lotta drammatica e senza speranza. Infatti, oltre alla composizione corale – che per dimensioni può ricordare le grandi installazioni di arte contemporanea a piazza del Plebiscito –, spicca la disparità della forza tra la componente umana e quella della natura.
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