Gli artisti Mariam Natroshvili e Detu Jincharadze
Manca ormai poco allâinaugurazione della 59ma Biennale dâArte di Venezia, che aprirĂ le porte allâArsenale, ai Giardini e si diffonderĂ in tutta la Laguna a partire dal 23 aprile 2022 e, intanto, continuano gli annunci dei progetti.
Per il Padiglione della Georgia alla Biennale di Venezia 2022, Mariam Natroshvili e Detu Jincharadze presenteranno âMi fa pena il giardinoâ, opera incentrata sul presagio della fine che introduce il visitatore nel realismo magico dellâantropocene mediante unâinstallazione video e unâesperienza VR. Il titolo del progetto, a cura di In-between Conditions, piattaforma curatoriale indipendente fondata nel 2018 da Giorgi Spanderashvili, Khatia Tchokhonelidze e Vato Urushadze, ripropone i famosi versi della poetessa iraniana Forugh Farrokhzad (1934-1967) sul âgiardino morenteâ che descrive, dalla spiccata prospettiva eco-femminista dellâautrice, il rapporto emotivo di una donna con il mondo circostante.
Mariam Natroshvili e Detu Jincharadze sono due artisti che vivono a Tbilisi e lavorano insieme dal 2011. Usano strumenti come il linguaggio, le parole, i testi, VR e CGI per focalizzarsi su temi come la scomparsa e lâoblio, interrogandosi sul concetto di memoria personale e collettiva trasformata da eventi socio-politici di rilievo: ÂŤPer gli artisti nati qualche anno prima della disintegrazione dellâURSS, la sensazione della fine è parte intrinseca della memoria e della quotidianitĂ . LâinstabilitĂ del Sud globale genera una permanente ma variegata attesa della fine: una fine che non implica necessariamente la scomparsa ma presuppone piuttosto lâinizio di qualcosa di diverso, anche se spesso la drammaturgia degli eventi assomiglia a quella di una realtĂ distopica o di una fiaba dellâorrore. Un giardino metaforico vuoto che si secca, sâinfuoca e muoreÂť.
Lo spettatore sarĂ completamente immerso in un ambiente ipnotizzante, costruito da forme mitopoietiche della narrazione artistica: lâorizzonte è infuocato, la città è svuotata, un cane abbaia incatenato al muro delle parole, un ufficio si sfascia, gli scaffali di un supermercato sono invasi dagli insetti. Lâambiente svuotato sembra un videogame abbandonato, privo di presenza umana. Si vedono solo le orme lasciate da esseri umani, gli errori irrimediabili, le ferite della Terra. La scena centrale dellâesperienza VR è il giardino dei fantasmi, un giardino virtuale che raccoglie le piante estinte a seguito dellâintervento umano. Questa crisi ecologica nella vita reale, rappresentata tramite lâesperienza VR, come gli altri, è un segno della fine.
âMi fa pena il giardinoâ è unâopera poetica che restituisce un ambiente traumatizzato, avulso dalla realtĂ oggettiva. Gli spettatori sono invitati a muoversi tra le sequenze visive interattive e autogenerate di un puzzle non lineare, costituito da luoghi reali e ambienti frammentati, i quali illuminano lâuniverso scosso dallâoperato umano. Ă unâopera che ci parla, con una nuova lingua surreale, dellâepoca tecnologica, di una fine e di un inizio.
A cinquantâanni dalla Biennale Arte 1976, la Biennale di Venezia ripercorre il progetto di Janus dedicato a Man Ray, trasformando…
L'uscita del numero di exibart 131 è stata l'occasione di un'analisi su censura e soft power oggi. Un momento necessario…
Curata da Catherine Nichols, la Biennale di Lione 2026 esplorerĂ il legame tra economia e arte, ispirandosi al pensiero di…
Un nuovo spazio su exibart, promosso da DUAL Italia, interamente dedicato al collezionismo e al mercato dellâarte. Ecco la visione…
Allo showroom Gaggenau di Milano, una mostra di Betty Salluce apre un nuovo punto di vista sul rapporto tra corpo…
Dopo dieci anni, William Kentridge e Philip Miller tornano a Roma con BREATHE DISSOLVE RETURN, cine-concerto immersivo ospitato nella galleria…