Guglielmo Castelli, veduta dellâallestimento / installation view, Inserzioni, Castello di Rivoli Museo dâArte Contemporanea, Rivoli-Torino, 2025. Courtesy Castello di Rivoli Museo dâArte Contemporanea, Rivoli-Torino. Foto / Photo Sebastiano Pellion di Persano
Si apre al Castello di Rivoli lâesperienza del nuovo format Inserzioni. Si tratta di veri e propri inserimenti di progetti espositivi di artisti emergenti o giĂ affermati, allâinterno delle sale del museo solitamente dedicate alla prestigiosa collezione permanente, che si alterneranno nel corso dei mesi. Il concept nasce da unâopera che, in occasione della mostra dâapertura Ouverture del 1984, Rudi Fuchs commissionò a Lawrence Weiner: unâopera geniale e minimale, che parla di inserzioni, appunto, inserimenti, iscrizioni âfino a un certo punto inseriteâ. PerchĂŠ questâopera è tanto capace di ispirare?
Come sottolinea il direttore Francesco Manacorda, il Castello di Rivoli non è un museo qualunque, ma ha una sua identitĂ molto particolare. Oltre ad essere stato tra i primi musei interamente dedicati allâarte contemporanea in Europa, e il primo in Italia, il museo del castello di Rivoli nasce a partire da una fine architettura barocca. Un poâ come una versione particolare della Sagrada Familia di GaudĂŹ o, filosoficamente parlando, come i sentieri interrotti di heideggeriana memoria, il museo del Castello di Rivoli è però un progetto che non fu mai ultimato, la cui caratteristica principale, dal 1984 ad oggi, è proprio la capacitĂ di iscrivere opere contemporanee in un contesto architettonico barocco e quindi âaltroâ. La stratificazione dei significati, lâermeneutica, la capacitĂ di vedere oltre le apparenze e di porsi costantemente in dialogo tanto con il presente e con il passato, in modo culturalmente e artisticamente fertile e produttivo è dunque una cifra distintiva e identitaria del museo.
Da qui la scelta di far nascere il format âinserzioniâ, un progetto secondo il quale artisti contemporanei, che agiscono nel presente, si inseriscono a loro volta nella conversazione ideale tra opere della collezione e contesto architettonico, abitando a rotazione, per un periodo variabile di qualche mese, le diverse sale del museo.
A dare il via a questo progetto sono tre artisti: Guglielmo Castelli, Lydia Ourhmane e Oscar Murillo.
Guglielmo Castelli presenta opere pittoriche a parete di varie dimensioni e alcune piccole sculture di carta, che appaiono come intersezioni figurative in ideali modellini di mobilia comune. Il mondo di Castelli è fatto di ombre, oscuritĂ , racconti per nulla rassicuranti, che nascono da stratificazioni inverse in cui il buio e lâombra paiono emergere dalla luce. Qui mi permetto di aggiungere unâosservazione personale. Nel 2008 ebbi occasione di curare la prima mostra in una galleria di Guglielmo Castelli e mi fa particolarmente piacere vedere che sta compiendo un percorso di carriera di successo, diventando oggi un artista di tendenza. Ma le âinserzioniâ non finiscono qui. Lydia Ourahmane presenta uno splendido progetto musicale, che letteralmente trasforma una sala del museo (quella con il grande specchio di Pistoletto che tutti ricordano, e in cui tutti si riflettono) in una sorta di enorme e plastico spartito. Lungo tre strutture che percorrono tre pareti della sala, corrono infatti alcune casse armoniche e una lunga fila di scritte in braille. Nel corso di una performance che verrĂ ripetuta in diverse occasioni (anche per Artissima), alcuni cantanti ciechi, sfiorando con le mani le scritte in braille, eseguiranno un brano dai toni toccanti e spirituali. Qui lâarte allude a ciò che non si vede, e che eppure ha una vitale componente sensibile e addirittura fisica, in un gioco di rimandi in cui ciò che non si vede, pur trattandosi di arte visiva, domina la tonalitĂ emotiva del tutto.
Lâultima âinserzioneâ ha invece per protagonista Oscar Murillo. Qui lâopera ha, in certo senso, due dimensioni. Grandi tele sono poste a faccia in giĂš per la quasi totalitĂ dello spazio a disposizione. Per vedere lâopera vera e propria, gli spettatori devono munirsi di appositi lettini e di una piccola lampada simile a quelle usate dagli speleologi. Correndo sotto il quadro, in posizione supina, possono osservare forme e colori in una posa analoga a quella che assumeva Michelangelo quando dipingeva la Cappella Sistina. Dallâaltro verso, invece, le tele sono ricoperte di piccoli interventi disordinati, frutto di un progetto specifico, che sono tracce e scarabocchi di bambini sui banchi di scuola.
Oltre al progetto Inserzioni, è poi possibile fruire, nelle sale del Castello, di alcune nuove acquisizioni, con opere di Piero Gilardi, Roberto Cuoghi e Adji Dieye. Lâopera di Dieye, Culture Lost and Learned by Heart: Butterfly (2021) è stata donata al museo dallâassociazione di collezionisti Collective. E se al Castello ci sono le inserzioni, la vicina sede della Collezione Cerutti propone due format concettualmente analoghi: Interferenze, con unâopera video di Alessandra Ferrini, e Confluenze, con un percorso tra opere di Giacomo Balla che si affacciano qua e lĂ allâinterno del consueto percorso espositivo consueto della collezione.
Tra inserzioni, confluenze e interferenze, la direzione di Francesco Manacorda continua cosĂŹ a lavorare in modo intenso e produttivo, dando vita a progetti che si rivelando sempre densi di una profonditĂ naturalmente artistica e culturale, ma anche solidamente ben costruita dal punto di vista tanto dellâorganizzazione e da quello, ancora piĂš importante, di ricerca concettuale e di pensiero.
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