Cesare Berligeri, Forme avvolte e volumi - Villa Rendano
“Questa isoletta intorno ad imo ad imo, là giù colà dove la batte l’onda, porta di giunchi sovra ‘l molle limo; null’altra pianta che facesse fronda o indurasse, vi puote aver vita, però ch’a le percosse non seconda.”
Catone suggerisce a Virgilio, nel primo canto del Purgatorio, di lavare il viso di Dante e cingergli la vita con il giunco, così flessibile e malleabile.
Certamente esse sono le prime qualità che si ritrovano nelle mostra “Forme avvolte e volumi” di Cesare Berligeri, organizzata dalla galleria Ellebi, presso Villa Rendano a Cosenza.
La capacità del maestro calabrese di modellare le forme della tela in materia di continuità spaziale, in parte scultorea e in parte pittorica, suggerisce un’affinità diretta con le evoluzioni determinate dal flusso temporale che tutto forma e tutto disforma. Apparentemente in stato immobile e ferme nel loro agglomerato solido, ardiscono ad una eccezionale mutazione costante che è flessa come il giunco sulla riva del fiume.
Le pieghe accuratamente delineate contribuiscono all’assorbimento naturale nello spazio, congiungendo il contesto dinamico alla loro conformazione assoluta. È come se fossimo al centro di una valle e le dolci colline o le alte montagne fossero alla nostra vista un’unica soluzione infinita del paesaggio. Non una forma isolata e ostruttiva ma una conseguente estensione del continuum spazio-temporale. Mentre Forme uniche di continuità nello spazio di Boccioni incorpora il movimento, le sculture di Berlingeri assecondano la mutevolezza, anzi si fanno agilmente trapassare dal dinamismo, ricomponendosi come dissoluzione nello spazio.
Non una dissoluzione liquida, una dissolvenza, ma una alternanza volumetrica all’inconsistenza del vuoto. Ed è, principalmente, la qualità del colore che determina la presenza delle forme e dei volumi nella densità del visibile nonostante il dinamismo fluido delle pieghe. Quindi non vi è una fuga inconsapevole verso l’indefinito, in effetti ci troviamo in presenza di una compenetrazione che tende all’universale ma è ben ferma nella sua verità fenomenica. Altresì si tratta di un processo che si formula sulla ricerca della essenzialità dell’ente. In tal senso Domenico Piraina, Responsabile di Palazzo Reale di Milano, precisa: “La ricerca di Berlingeri è votata a cercare di raggiungere l’Uno, cioè quell’archetipo che non può essere ulteriormente diviso, cioè la particella essenziale.”
Ciò che permette una soluzione che va al di là del certo, intravedendo la possibilità di superare l’esigenza strutturale del supporto, come ci chiarisce la gallerista Marilena Sirangelo: “Mentre Bonalumi e Castellani, ai quali viene spesso avvicinato, modellano la tela in sinuosi movimenti plastici rimanendo ancorati alla superficie del quadro, Berlingeri supera il confine dell’opera che si espande nell’infinito. Sarà l’inizio di nuovi mondi, nascosti all’ombra delle pieghe e celati dalla luce”.
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