Valerio D'Angelo, Too Far for Light to Travel, 2024, dettaglio
Un perfetto incontro tra opera e ambiente circostante nella nuova mostra del giovane artista Valerio D’Angelo Collateral Display a cura di Valentina Ciarallo, all’interno del nuovo Hotel Hilton Rome Eur La Lama progettato da Massimiliano Fuksas. Nella verticalità dell’Hotel, con una hall aperta sui 16 piani dell’edificio, tra vetrate e nervature d’acciaio, le opere dell’artista respirano nello spazio, esaltandone la modernità e la preziosità del luogo.
Valerio D’Angelo, classe 1993, ha trasformato lo spazio in un laboratorio sensoriale e concettuale, proponendo una collezione che vede come protagonista la materia e la luce. Per la materia utilizza una pellicola dicroica con cui riveste pannelli di plexiglass e specchi, ottenendo opere dalle cromie cangianti, in continua mutazione. Il colore cambia a seconda di come e dove la si guarda.
Questo voluto spaesamento incanta l’osservatore portato a riflettere sui limiti della percezione e sulla relazione tra spazio, conoscenza e luce. Quest’ultima gioca un ruolo importante nelle opere dell’artista, suggerendo volume e guidandoci verso il fulcro della sua ricerca. Collateral Display è incentrato sull’universalità che attraversa l’opera riportandola al di fuori dell’oggetto, nel riverberarsi sulle pareti, racconta una storia diversa ogni volta. L’ambiente si riempie di arte, creando atmosfere di chiese gotiche in cui le vetrate filtranti luce, potenziano il misticismo sacrale.
La luce come forza incontenibile rimanda alla nascita, all’esplosione di una stella nel suo ultimo atto di morte e rinascita. Questa potenza luminosa la si ritrova nelle due colonne trasparenti rivestite dalla speciale pellicola, che creano un’inquadratura iridescente, permettendo all’opera di interagire con l’ambiente espositivo.
Valerio D’Angelo capovolge ancora una volta questa prospettiva applicando alla superfice specchiata la pellicola dicroica. Le opere impreziosite da cornici barocche, di rimando alla sua formazione accademica, si presentano con colorazioni cangianti e nel riflesso l’osservatore si identifica come Narciso nella fonte, ribaltandone il contenuto.
Introspezione e riflessione, visione futura e mistero. Nelle combinazioni di audaci sperimentazioni, l’artista brucia, stropiccia ed esplode alterazioni della materia per una riflessione su un mondo imperfetto legato al il mistero e all’inesplorato. Propone, inoltre, giochi di riflessi che possono essere ammirate da più punti di vista, facendoci abbandonare la classica visione frontale per una metaforica nuova visione sul l’inconscio, su mondi esteriori e interiori.
Conclude il viaggio artistico con l’opera Default Orbit, scultura di resina dalla forma di un meteorite cristallizzato come elemento di congiunzione tra il vissuto e il divenire. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino all’8 giugno 2025.
L’appello alla Musa classica unisce arte e sport con una mostra che ricorda il valore fondante delle Olimpiadi. Attraverso una…
Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…
Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…
La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…
Artefici del nostro tempo è la call promossa da Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici, dedicata…
Dal 1949 a oggi, Sonsbeek è un laboratorio d'eccellenza per riflettere sul significato dell'arte nello spazio pubblico: ad Arnhem, in…