Padiglione Italia, Arsenale di Venezia
La conferenza stampa di presentazione del Padiglione Italia alla prossima Biennale d’Arte di Venezia, che aprirà al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026, è iniziata con un inevitabile ed esplicito riferimento all’attuale situazione geopolitica da parte del Ministro Alessandro Giuli, che è tornato sulla discussione relativa al ritorno della Russia ai Giardini. Se il Padiglione Italia, che vede come protagonista Chiara Camoni e come curatrice Cecilia Canziani, si propone come un inno al pensiero comunitario e collettivo, la Biennale 2026 nel suo complesso restituisce, dal punto di vista sia istituzionale che artistico, un clima di forti tensioni.
In un’autocrazia, l’arte è davvero libera solo quando diventa dissidente. È da questa premessa che si può leggere la posizione del Ministero della Cultura italiano e del Governo rispetto alla decisione della Biennale di riaprire il Padiglione Russia. Se da un lato il ministro non può intervenire direttamente sulle scelte dell’istituzione veneziana, dall’altro – in quanto rappresentante dello Stato – ha espresso dissenso rispetto alla riattivazione del padiglione assente dalla Biennale dall’inizio dell’invasione ucraina. Un dissenso che, tuttavia, non si è esteso ad altri contesti geopolitici: nel dibattito non sono stati citati né Israele né gli Stati Uniti.
«L’arte è, dal nostro punto di vista, una delle migliori espressioni dell’identità plurale di un popolo. Ed è libera quando è libero il governo che la mette in condizione di esprimersi. L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente. Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all’interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa, che verrà aperto, contrariamente all’opinione del governo italiano che rappresento, per la libera, autonoma scelta della Biennale di Venezia che siamo tenuti a rispettare. Ne prendo atto», ha affermato Giuli. «Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico non si ha la libertà consentita alla pura espressione artistica, quell’espressione artistica che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che da oltre quattro anni ne ha invaso i confini, le case, le famiglie, la libertà».
Il Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha risposto ai commenti sottolineando l’autonomia dell’Istituzione, che rifiuta qualsiasi forma di censura, e parlando di «Una diversità di espressione dettata della procedure e dalle leggi internazionali», in merito a una possibile divergenza di posizione con il Governo.
Buttafuoco ha anche colto l’occasione per affrontare le numerose critiche che hanno sottolineato l’assenza di autori italiani tra i 111 artisti selezionati, per l’Esposizione Intenrazionale della 61ma Biennale, da Koyo Kouoh, spiegando come il fatto sia dovuto alla prematura scomparsa della curatrice e alla scelta del team di portare avanti solo la parte di lavoro già avviata. Buttafuoco ha quindi raccontato che sarebbe stato organizzato un tour tra le principali città italiane per far conoscere alla curatrice le artiste e gli artisti del nostro Paese.
Il Padiglione Italia, curato da Cecilia Canziani e affidato all’artista Chiara Camoni, realizzato con il supporto del main sponsor Zegna e dello sponsor Banca Ifis, si configura fin dal titolo – Con te con tutto – come un invito alla collettività: un progetto costruito sul fare insieme e sul sentire condiviso, in piena assonanza con il tema di questa Biennale, In minor keys.
«Nel lavoro di Chiara Camoni io ho imparato a vedere il mondo», ha dichiarato Canziani durante la presentazione, sottolineando come il progetto nasca da un rapporto di lunga durata con la pratica dell’artista. Il padiglione si sviluppa come un’unica installazione che coinvolge l’intero spazio espositivo, articolandosi nelle due tese e configurandosi come il progetto più ampio mai realizzato da Camoni.
Nella prima tesa prende forma una vera e propria foresta di sculture antropomorfe: presenze che emergono da gesti minimi e ripetuti e che sembrano attrarre nel proprio corpo frammenti del paesaggio in cui l’artista vive e lavora. I corpi delle sculture e quelli dei visitatori sono invitati a un incontro reciproco, instaurando una relazione di prossimità che dissolve la distanza tradizionale tra opera e pubblico.
La seconda tesa apparirà invece come un mondo in costruzione, uno spazio dominato da una dimensione dichiaratamente orizzontale. Qui l’installazione si espanderà fino ad abbracciare l’intero Padiglione, trasformandolo in un ambiente domestico e intimo: un luogo da attraversare liberamente, da esplorare senza gerarchie, dove il gesto artistico si intreccia con pratiche di condivisione e convivialità.
Partendo dalle premesse del lavoro di Camoni – profondamente radicato in una pratica comunitaria e partecipata – Canziani ha scelto di adottare la stessa postura curatoriale, invitando altre voci a contribuire al progetto. Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli —curatrici del Pirelli HangarBicocca di Milano, dove la Camoni ha recentemente esposto — cureranno la sezione Dialoghi, che prevedrà, tra l’altro, due interventi inediti che si affiancheranno all’esposizione, commissionati alla regista Alice Rohrwacher e alla coreografa Annamria Ajmone. Sempre con Aspesi e Griccioli sono stati scelti anche altri oggetti che abiteranno lo spazio della seconda tesa, tra cui opere di altri artisti – come Medardo Rosso, Merisa Merz, Fausto Melotti, Kazuko Miyamoto, Chiara Candiani, Alberto Martini, Felice Casorati, Luca Bertolo – e reperti archeologici, come un’anfora risalente all’VIII secolo a.C..
Lo studio Lungomare si occuperà del public program, che prevedrà tre momenti, a fine giugno, fine settembre e fine ottobre, in collaborazione con istituzioni come le Accademie di Belle Arti di Roma e Venezia e l’Università di Venezia. Sempre a Lungomare è affidata la curatela dell’identità visiva, del design editoriale e del progetto di accessibilità, che vedrà diverse collaborazioni con la Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività Culturali, con la Fondazione Amplifon e con la Cooperativa Trieste Integrazione. Il catalogo sarà invece pubblicato da NERO Editions.
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