Da Tricase a Torino, un albero speciale alla Fondazione Sandretto

di - 15 Agosto 2020

La Fondazione Sandretto accoglie nella Project Room “Storia di un albero”: il film e videoinstallazione dell’artista collettivo Flatform, un racconto poetico che abbraccia multiformi significati.
Storia di un Albero è un progetto che nasce circa dieci anni fa, seguendo, nel suo sviluppo, l’evoluzione stessa di Flatform. Il lavoro finale quindi è il risultato di un lungo processo di analisi che consente di osservare a fondo non solo l’albero come soggetto naturale e simbolo universale dell’ambiente ma anche di riflettere sulla complessità e sull’ibridazione che ogni luogo conserva nelle proprie radici.
L’idea alla base del progetto prevede che l’albero sia visto come un organismo vivente allo stesso modo degli organismi antropici; un albero, che nei suoi 900 anni di vita, è testimone di un luogo come potrebbe esserlo un uomo nell’arco della sua vita. Attraverso il racconto, l’albero si inscrive nella ritrattistica: centrale l’immagine dell’albero e la possibilità dello spettatore di immergersi al suo interno e scoprire ogni piccolo dettaglio dell’elemento naturale. Il ritratto infatti si inscrive all’interno della storia dell’arte sin dai tempi antichi prevedendo però sempre un rapporto subalterno, in cui è soprattutto lo sguardo a prevalere e sottolineando inoltre un distacco formale. La sfida di Flatform è quella di recuperare una natura del reale, riuscire a restituire all’albero, l’elemento naturale da sempre riconosciuto come un simbolo all’interno della sfera ambientale, la sua anima e il suo vero significato. Spesso infatti l’albero, o la natura in tutta la sua vastità, diviene l’immagine rappresentativa in cui racchiudere e trasferire i sentimenti e le emozioni dell’essere umano. In Storia di un Albero, quest’ultimo è il protagonista del racconto nel suo essere e nella sua forma. Flatform ha voluto quindi trasferire e restituire un riconoscimento alla complessità dell’elemento naturale che, nel suo essere e divenire, supera e sovrasta l’essere umano.

Flatform, History of a tree, veduta d’installazione

Un albero, un film e un’installazione contemporaneamente

In questa profondità di significati e di rimandi, il progetto si caratterizza inoltre per una dualità: è sia un film che una installazione. Un film come una serie di immagini e suoni che seguono una propria dinamica e svolgimento all’interno della sala, l’installazione assume invece centralità nello spazio riconoscendosi nei movimenti robotici che consentono allo spettatore di partecipare al racconto dell’albero. Il film-installazione presentato alla Fondazione Sandretto è infatti formato da una scultura robotizzata costituita da un videoproiettore che consente di trasmettere il film su tutte le pareti dello spazio espositivo. L’albero secolare, noto anche come Quercia dei Cento Cavalieri, si trova nella città di Tricase ed è stato soggetto di una lunga ripresa, tramite un drone, che inizia dalle radici dell’albero, attraversandolo tra i rami e le foglie fino a regalarne una visione totale dall’alto. Il film si muove nella sala a 360° e sui tre assi, scorrendo sulle quattro pareti, oltre che sul pavimento e sul soffitto. L’installazione, che è stata progettata da Flatform e poi realizzata da uno studio di robotica, consente allo spettatore di muoversi nello spazio seguendo quelli che sono stati i movimenti del drone intorno, all’interno e sopra la quercia. I passi che seguono il movimento del drone si uniscono al suono che, spazializzato tramite otto fonti sonore disposte nella sala, stimola l’udito trasformando lo spazio in un vortice in cui movimento e suono consentono allo spettatore un’immersione totale.

Flatform, History of a tree

Ciò che viene riprodotto non è solo il ritmo e la vibrazione della natura, come il verso di animali o il fruscio delle foglie al vento ma anche, e soprattutto, dialoghi in lingue diverse che tentano di ripercorrere gli eventi a cui la quercia secolare ha assistito. Questo organismo vegetale infatti, contraddistinto da una continua crescita ma anche da una fissità inamovibile, è un perenne testimone del territorio che lo accoglie: delle storie che lo hanno attraversato, delle lingue e delle culture che si sono succedute e che tuttora coesistono. Sono storie di cataclismi, di espansioni, di battaglie, di conquiste tecnologiche e di lotte per l’emancipazione ma soprattutto, sono storie di vita quotidiana. L’elaborazione dei dialoghi a opera di Flatform è frutto di un lungo lavoro di argomentazione storica che ha previsto anche la collaborazione con UniSalento, specialmente con i dipartimenti di Italianistica e Antropologia Culturale e Storia Moderna: l’aiuto infatti è stato fondamentale nella traduzione dei testi in arbaresh, romanès, griku, greco bizantino, ebraico, yiddish, turco, spagnolo, francese e salentino. Lingue che sono testimoni dei flussi migratori a cui la quercia ha assistito e che sono in uso ancora oggi. Proiettato nella sala della Project Room, l’albero sembra proteggere tutta la vita e svelarne la sua estrema autenticità, come se la storia venisse allo stesso tempo conservata e tramandata.
L’opera è stata prodotta dal Museo Nazionale del Cinema con il sostegno dell’Italian Council del Mibact, il film entrerà a far parte della collezione del MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna.

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