Christian Fogarolli, Cervello di pazzo, 2023. Courtesy l'artista
Da dieci anni in Trentino si riconosce la Galleria Civica come il fulcro regionale del contemporaneo, da quando, nel 2013, il Mart le affida una funzione fino ad allora inedita. Centro di studi sui nuovi linguaggi dell’arte e scrigno dell’ADAC – Archivio degli Artisti Contemporanei Trentini, la prima personale di Christian Fogarolli (Trento, 1983) sta alla Galleria come una conseguenza naturale.
Formatosi in architettura prima e in diagnostica e restauro poi, Fogarolli intravede nell’espressione artistica un mezzo d’indagine sulla scienza e su limiti sottili quanto determinanti: nell’ambito dello studio, del trattamento e delle manifestazioni delle psicopatologie, binomi come normalità e devianza, mente e cervello, (cura di) sé e (isteria di) massa, sanità e malattia non partono ma arrivano al problema centrale della categorizzazione.
Matto per chi? Matto per cosa? La storia registra casi di internati in istituti manicomiali perché omosessuali, iperattivi, colpevoli di reati o più in generale fuori dalla “norma”. È questa l’arbitrarietà di una società imponente che, insieme al più genuino interesse per la ricerca scientifica, scatena il fare artistico per cui Fogarolli ricorre alla più ampia varietà di linguaggi, per esaurire senza soluzione di continuità un discorso che va dal materiale all’astratto.
La stampa fotografica di un cervello del 1920, di quando la patologia si ricercava nel difetto fisico (Cervello di pazzo, 2023), comunica con la figurazione della tac di una mente creativa (My brain in lockdown 1, 2020-2021 e Green brain); il video di Pneuma (2020), in prestito dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, dove è parte della collezione permanente, è proiettato sopra le sabbie mute di teste di vetro abbandonate (My Head is on fire, 2018); la pittura esce dalle cornici (The language of flowers, 2012; Son of unknown, 2022) e raggiunge la scultura (Even rocks hear, 2023, tra le altre). L’allestimento site specific di Decade è un gioco di rimandi nell’unità di due mondi, dentro e fuori, il visibile e l’invisibile agli occhi, il sé e la norma, l’arte e la scienza che mutuamente si esplorano.
Parte del materiale che Fogarolli utilizza deriva da archivi di cliniche e istituti frequentati dall’artista nel corso della sua ricerca: al centro della mostra due lapidi rinvenute nell’ospedale psichiatrico di Bohnice (Praga) e restaurate testimoniano il trasferimento, nel 1916, di 48 pazienti dall’istituto di Pergine Valsugana a quello ceco. Fissando in un punto non geografico una riflessione fatta di molteplici linguaggi e di molteplici prospettive, le lapidi fanno dell’arte contemporanea un accesso alla memoria (ridando al museo una sua accezione originaria) e al presente della città di Trento.
La sfera di cui Fogarolli – “più da intellettuale che da artista” – visualizza i concetti appartiene alla storia del Trentino, si cala sopra il sentire di una regione non del tutto dimentica della realtà e l’esperienza dell’ospedale psichiatrico di Pergine Valsugana. Le due lapidi restaurate troveranno posto nel cimitero monumentale di Trento, non solo per dare dignità ai 48 pazienti morti, ma per esorcizzare un fantasma nello stesso gesto in cui la città abbraccia l’arte contemporanea.
Decade (il titolo gioca sull’ambiguità di significato tra l’italiano “dieci giorni” e l’inglese “dieci anni”, annullando in una parola il tempo), curata da Gabriele Lorenzoni, è in mostra alla Galleria Civica di Trento, sede distaccata del Mart, dal 1 aprile al 4 giugno 2023.
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