Photos: Danilo Donzelli Images: courtesy of the artist and Tarsia, Naples.
Alcuni giorni fa, sul muro di un edificio storico, sono comparse delle impronte di scarpe. Prima che l’indignazione si affacciasse tra le prevedibili reazioni a quell’atto vandalico, per pochi secondi ho ritrovato un divertimento tutto infantile nell’immaginare una persona camminare perpendicolarmente sul muro. Rapidamente, il rapporto tra causa ed effetto mi ha consentito di ricostruire la dinamica, ritornando a una realtà meno immaginifica e quindi alla banalità del quotidiano. Questo episodio così prossimo all’apertura della mostra “Only pedestrian”, visitabile fino al 12 dicembre 2021 da Tarsia, spazio espositivo in un negozio di fiori, a Napoli, è stato richiamato alla memoria dalla presenza di simili impronte di scarpe nelle opere di Elizabeth Orr intitolate, appunto, Reebok, Vans e Nike Airforce Max 2021.
Le lastre di vetro con le orme impresse nello strato di yogurt sono segnate da un gesto quotidiano, il camminare, così come la struttura della finestra cui si ispira l’artista richiama un elemento architettonico domestico, prossimo all’esperienza ordinaria. Il senso di familiarità suscitato dagli elementi conosciuti è smentito, tuttavia, da alcuni particolari: le orme sono poste in verticale e ci costringono a una serie di passaggi logici per comprenderne il processo creativo. Le finestre non hanno profondità , hanno perso la loro funzione, promettendo uno sguardo su un esterno che non vi è. Le opere di Orr rappresentano – o meglio, compendiano – quello slittamento dall’opera all’oggetto comune e viceversa, un’idea che ha attraversato tutta l’arte contemporanea occidentale.
La scelta del termine “pedestrian” nel titolo della mostra, che si traduce sia con pedone che con pedestre, è presto spiegata proprio per il richiamo a un discorso volutamente dimesso, quasi marginale. Le forme modulari che si ripetono, con alcune variazioni sul tema, sono così a portata di mano da non poter sfuggire alla loro decodificazione. Così accade anche per le opere di Micah Angelus, sagome di oggetti noti realizzate in alluminio e bronzo, desunti dalle strisce pedonali e vasi, che perdono le loro proporzioni per divenire puro contenuto formale. Con queste sagome che si avviano verso l’astrazione – sebbene la loro stessa presenza nel mondo non sia altro che la giustapposizione di elementi arbitrari cui attribuiamo significato e funzione in base a convenzioni e norme – non perdiamo dunque il contatto con il reale e troviamo modi inattesi per porci in continuità con queste.
La specialità di questa mostra “sussurrata” è anche nel contesto della sua azione, essendo Spazio Tarsia un luogo a doppia vocazione, sede espositiva e negozio di fiori e piante. Gli elementi vegetali aggiungono una incognita della quale tener conto, non solo perché sono esseri viventi che abitano le due sale e le denotano con la loro presenza, ma anche per la loro stessa consistenza, il loro essere un segno tra gli altri. I due artisti hanno già collaborato nel 2018 al progetto espositivo “City Crown A/O”, realizzato alla Kostka Gallery di Praga, all’interno del centro per l’arte contemporanea MeetFactory.
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