Feasts of hunger: Smith, Crespo, Cenci – Spazio ORR

di - 13 Aprile 2021

«Se ho appetito, non Ăš che di terra e di pietre [
] mangio l’aria, la roccia, le terre, il ferro». L’eco delle affilate parole di Arthur Rimbaud costituisce l’agente perturbante che sostanzia l’esposizione “Feasts of hunger”, come un costante sottofondo. Il progetto, realizzato in collaborazione con la collezione Ghigi e aperto al pubblico lo scorso quattordici febbraio, difatti, riprende la titolazione dalla celebre poesia dello scrittore francese. L’evento coincide con la prima mostra del 2021 progettata nell’ambito dell’attivitĂ  di Spazio ORR, realtĂ  indipendente, sorta a Brescia due anni fa.

Feasts of hunger -spazio ORR – detail – Giulia Cenci, Aprile 5084, 90x170x70 cm Gomma, cenere, frammenti meccanici, cera nera, metallo 2017 – courtesy the artist, Spazio A, ORR

Dunque, presso gli ambienti di KAPPA-NöUN, luogo di sperimentazione fondato dallo stesso Marco Ghigi a San Lazzaro di Savena (in prossimitĂ  di Bologna), Ăš proposta una selezione di lavori di Michael E. Smith, Giulia Cenci, June Crespo. Si tratta di autori che, diversi per generazione e formazione, nello snodarsi delle rispettive ricerche, pur nel rispetto delle specificitĂ  di ciascuno, accennano affinitĂ  estetiche, qui raccordate semanticamente e con ulteriore pertinenza, dai versi di Rimbaud. Complessivamente, il dettato espositivo si distingue per una denotabile rarefazione, efficace nel concedere alle tre opere il respiro necessario per garantirne la corretta leggibilitĂ , valutandole ora come una prospettiva autonoma, ora al pari di una parzialitĂ  afferente a una speculazione condivisa. Ne emerge un significativo studio sulle forme, sui materiali e, piĂč in generale, sugli strumenti espressivi impiegati. Questi, in particolare, manifestano un notevole delta di eterogeneitĂ , dimostrando, al contempo, sia l’unanimitĂ , da parte dei tre interpreti, di un approccio interdisciplinare che, nondimeno, la sensibilitĂ  soggettiva nel commisurarli in funzione della propria operazione. Di scarto produttivo, organico, sintetico, di origine naturale, meccanico, biomorfico, anamorfico, di recupero o spurio, ogni artista si Ăš concentrato sullo spettro di soluzioni offerto dall’implosione dell’odierna civiltĂ  della tecnica, formulandolo tramite il proprio alfabeto.

Feasts of hunger -spazio ORR – exhibition view

Smith, esternando una certa ambiguitĂ , coniuga elementi riconducibili a sfere del sociale e dello scibile incongruenti, impostando forti cortocircuiti percettivi, che, sfaldandole, scardinano le convenzioni della tradizione visiva e della cultura oggettuale, tratteggiando, infine, una nuova e straniante iconografia. Cenci, con la rielaborazione di residui disparati della quotidianitĂ  e della produzione industriale, pone in risalto, senza compromessi, la loro corruzione agli effetti dell’ordinaria obsolescenza. Facendo di quest’ultimo aspetto linguaggio, lei ne svela gli umori derivanti dal congenito principio di deterioramento. Crespo, grazie al riferimento al corpo, verifica i perimetri di biologico e sintetico, ragionando sulle relative implicazioni simboliche, nonchĂ© sulle conseguenti proprietĂ  espressive, negli argini di un’indagine mirata a intersecare istanze contrapposte.
È tale considerazione transitiva del materiale, in grado di qualificarsi di una pluralità di caratteri e di rivelarsi permeabile da molteplici indirizzi di senso, a costituire il comune denominatore dei tre conseguimenti presentati, delineando un orizzonte corale. Secondo tali accenti, si riscontra un’estetica d’insieme difficilmente ascrivibile ai domini prestabiliti dell’arte contemporanea, dove appare maggioritaria l’intenzione di investigare, in chiave tanto tautologica quanto metaforica, assecondando un’angolazione innovativa, i mezzi plausibili della narrazione visiva, restituendo una fotografia fedele dell’indeterminazione dei tempi correnti. “Feasts of hunger” ù aperta al pubblico fino al 18 aprile.

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