Feasts of hunger - spazio ORR - Exhibition view
ÂŤSe ho appetito, non è che di terra e di pietre [âŚ] mangio lâaria, la roccia, le terre, il ferroÂť. Lâeco delle affilate parole di Arthur Rimbaud costituisce lâagente perturbante che sostanzia lâesposizione âFeasts of hungerâ, come un costante sottofondo. Il progetto, realizzato in collaborazione con la collezione Ghigi e aperto al pubblico lo scorso quattordici febbraio, difatti, riprende la titolazione dalla celebre poesia dello scrittore francese. Lâevento coincide con la prima mostra del 2021 progettata nellâambito dellâattivitĂ di Spazio ORR, realtĂ indipendente, sorta a Brescia due anni fa.
Dunque, presso gli ambienti di KAPPA-NĂśUN, luogo di sperimentazione fondato dallo stesso Marco Ghigi a San Lazzaro di Savena (in prossimitĂ di Bologna), è proposta una selezione di lavori di Michael E. Smith, Giulia Cenci, June Crespo. Si tratta di autori che, diversi per generazione e formazione, nello snodarsi delle rispettive ricerche, pur nel rispetto delle specificitĂ di ciascuno, accennano affinitĂ estetiche, qui raccordate semanticamente e con ulteriore pertinenza, dai versi di Rimbaud. Complessivamente, il dettato espositivo si distingue per una denotabile rarefazione, efficace nel concedere alle tre opere il respiro necessario per garantirne la corretta leggibilitĂ , valutandole ora come una prospettiva autonoma, ora al pari di una parzialitĂ afferente a una speculazione condivisa. Ne emerge un significativo studio sulle forme, sui materiali e, piĂš in generale, sugli strumenti espressivi impiegati. Questi, in particolare, manifestano un notevole delta di eterogeneitĂ , dimostrando, al contempo, sia lâunanimitĂ , da parte dei tre interpreti, di un approccio interdisciplinare che, nondimeno, la sensibilitĂ soggettiva nel commisurarli in funzione della propria operazione. Di scarto produttivo, organico, sintetico, di origine naturale, meccanico, biomorfico, anamorfico, di recupero o spurio, ogni artista si è concentrato sullo spettro di soluzioni offerto dallâimplosione dellâodierna civiltĂ della tecnica, formulandolo tramite il proprio alfabeto.
Smith, esternando una certa ambiguitĂ , coniuga elementi riconducibili a sfere del sociale e dello scibile incongruenti, impostando forti cortocircuiti percettivi, che, sfaldandole, scardinano le convenzioni della tradizione visiva e della cultura oggettuale, tratteggiando, infine, una nuova e straniante iconografia. Cenci, con la rielaborazione di residui disparati della quotidianitĂ e della produzione industriale, pone in risalto, senza compromessi, la loro corruzione agli effetti dellâordinaria obsolescenza. Facendo di questâultimo aspetto linguaggio, lei ne svela gli umori derivanti dal congenito principio di deterioramento. Crespo, grazie al riferimento al corpo, verifica i perimetri di biologico e sintetico, ragionando sulle relative implicazioni simboliche, nonchĂŠ sulle conseguenti proprietĂ espressive, negli argini di unâindagine mirata a intersecare istanze contrapposte.
Ă tale considerazione transitiva del materiale, in grado di qualificarsi di una pluralitĂ di caratteri e di rivelarsi permeabile da molteplici indirizzi di senso, a costituire il comune denominatore dei tre conseguimenti presentati, delineando un orizzonte corale. Secondo tali accenti, si riscontra unâestetica dâinsieme difficilmente ascrivibile ai domini prestabiliti dellâarte contemporanea, dove appare maggioritaria lâintenzione di investigare, in chiave tanto tautologica quanto metaforica, assecondando unâangolazione innovativa, i mezzi plausibili della narrazione visiva, restituendo una fotografia fedele dellâindeterminazione dei tempi correnti. âFeasts of hungerâ è aperta al pubblico fino al 18 aprile.
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