Gli Ex Seccatoi di Città di Castello riaprono per celebrare il grande Alberto Burri

di - 14 Marzo 2022

L’impresa ha richiesto sette anni di lavori e un investimento da 10 milioni di euro: gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello riapriranno ufficialmente al pubblico dal 15 marzo 2022 e per celebrare il 107mo anniversario della nascita di Alberto Burri non poteva esserci notizia migliore. Il grande artista, tra i più influenti nell’arte contemporanea per il suo rivoluzionario approccio alla materia, tra muffe, plastiche e catrami, nacque il 12 marzo del 1915 e alla sua ricerca e alle sue opere sono dedicati anche gli spazi di Palazzo Albizzini, sede della Fondazione Collezione Burri, che avviò i lavori di risistemazione, riqualificazione e restauro degli Ex Seccatori nel 2015. E già ieri, 13 marzo, la prima giornata di visite riservate in anteprima ha fatto registrare un sold out, con oltre 450 prenotazioni.

Arte contemporanea e archeologie industriali: le opere di Alberto Burri negli spazi degli Ex Seccatoi

Gli 11 capannoni degli Ex Seccatoi ospitavano già diverse opere di Burri ma il progetto dell’architetto Tiziano Sarteanesi ha modernizzato l’impostazione museografica. I lavori iniziarono con la riqualificazione del piano sottostante e i risanamenti esterni, costati circa 5,7 milioni di euro. Due milioni e mezzo circa di euro sono stati poi investiti per la nuova area, inaugurata nel 2019 e all’incirca altrettanti sono stati impiegati per il restyling del piano superiore, con importanti interventi di climatizzazione e di pavimentazione, oltre che per la manutenzione delle opere.

«Un ambiente nato non per essere un museo, oggi finalmente rientra in una musealizzazione moderna e riconosciuta», ha detto il presidente della Fondazione Burri, Bruno Corà, in conferenza stampa. «Una sede come questa, dà orgoglio alla Fondazione e ci permette di poter dialogare con tutti i più grandi musei del mondo. Sono veramente pochissimi nel mondo i musei d’artista, cioè dedicati ad un solo artista, in una città: e Città di Castello può vantare un percorso museale che inizia da Palazzo Albizzini che non teme paragoni con nessuno». Di certo, per la particolare composizione delle opere, non può esserci spazio più suggestivo, come ha spiegato anche Corà: «Ogni volta che percorriamo le sale degli Ex Seccatoi del Tabacco è una nuova emozione dettata soprattutto della capacità titanica dell’artista alla quale non ci si abitua mai. Osservare le opere di Burri all’interno di questa sede espositiva lascia sempre stupore e meraviglia».

«Sul piano rialzato, all’interno degli ambienti, lo stesso Burri aveva progettato delle pareti perimetrali in cartongesso imbiancate: su di esse sviluppò il percorso espositivo a noi tutti noto», ha ricordato Sarteanesi, descrivendo il progetto e l’esecuzione dei lavori in riferimento a una serie di opere realizzate tra dalla fine degli anni ’70, quando Burri, all’apice del successo – nel 1977 il Guggenheim Museum di New York gli aveva dedicato un’ampia retrospettiva – inaugurò la stagione dei grandi cicli pittorici, esposti a partire dagli anni ’90 proprio presso gli Ex-Seccatoi del Tabacco di Città di Castello, sede individuata dallo stesso Burri per l’omonima Fondazione (Palazzo Albizzini aveva già aperto nel 1982, mentre gli Ex Seccatoi nel 1990).

«Si tratta dei grandi cicli pittorici, Il Viaggio (1979), Orsanmichele (1980), Sestante (1982), Rosso e nero (1983-1984), T Cellotex (1975 – 1984), Annottarsi (1985 – 1987), Non ama il Nero (1988), Grandi Neri (1988 – 1990), Metamorfotex (1991) e Nero e Oro (1992 – 1993)». «Il nuovo progetto di musealizzazione dei Seccatoi – ha precisato l’architetto Sarteanesi – ha mantenuto le medesime pareti decise da Burri e la medesima disposizione e successione di opere. Una particolare attenzione è stata riservata agli impianti di climatizzazione e di illuminazione mediante l’uso di tecnologia a led che restituiscono le giuste cromie delle opere pur conservando le apparecchiature originali volute da Burri».

I progetti per il futuro, tra sostenibilità e didattica

Ma oltre a recuperare la memoria della grande storia dell’arte, si guarda anche al futuro. Sono già pronti i fotovoltaici, per una struttura più green e in programma anche la realizzazione di un bunker per le opere e di un laboratorio di restauro, un tema questo complesso e affascinante, considerando la natura polimaterica dei lavori di Burri (ne scrivevamo in questo approfondimento nella nostra rubrica dedicata al restauro dell’arte contemporanea). Tra i progetti futuri, anche un laboratorio didattico, rivolto non solo alle scuole del territorio ma anche ad altre realtà come l’Università Sapienza di Roma.

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