Il santuario di sale di Tomás Saraceno che sfida l’estrattivismo minerario

di - 6 Febbraio 2026

Tomás Saraceno torna a intervenire nel paesaggio delle Salinas Grandes, al confine tra le province di Salta e Jujuy (Argentina) a distanza di sei anni dal progetto qui presentato nel 2020. Si intitolerà Santuario dell’Acqua e si tratterà di un connubio tra Land Art e architettutura partecipativa. Nel concreto, l’installazione assumerà la forma di un complesso monumentale realizzato interamente in sale, progettato per essere gestito e posseduto dalle undici comunità indigene che abitano il bacino, riunite sotto la sigla Red Atacama.

Il progetto: un’architettura per una nuova economia

L’intervento si ispira alla struttura delle apachetas, i cumuli di pietre rituali che segnano i passi andini, trasformandoli in una serie di volumi semicircolari che raggiungono i 15 metri di altezza. Queste forme, riflettendosi su specchi d’acqua appositamente predisposti, completano visivamente la propria geometria, creando un dialogo costante con la luce e l’orizzonte del deserto salino.

Oltre al valore estetico, il progetto introduce un modello economico circolare: il Santuario sarà una fonte di reddito per la popolazione locale attraverso un sistema di turismo autogestito. L’obiettivo è quindi quella di garantire un’alternativa sostenibile all’economia estrattiva del litio, che qui minaccia pesantemente l’equilibrio idrico dell’ecosistema. Le Salinas fanno infatti parte del cosiddetto Triangolo del Litio. Tuttavia, per produrre una singola tonnellata di carbonato di litio, vengono evaporati circa due milioni di litri d’acqua da falde che richiedono secoli per rigenerarsi, causando gravissimi problematiche di sostenibilità nell’intera regione.

Salinas Grandas

La pratica di Saraceno: la ricerca oltre l’oggetto

Il Santuario dell’Acqua rappresenta un punto di sintesi cruciale nella carriera di Saraceno. Formatosi come architetto presso l’Università di Buenos Aires, l’artista ha costruito un percorso internazionale basato sulla decostruzione dei confini tra le discipline.

Il fulcro della sua indagine risiede infatti nel concetto di interdipendenza. Dalle ragnatele studiate come modelli di comunicazione non verbale e architetture bio-sociali, fino alle sue Cloud Cities, Saraceno esplora modi alternativi di abitare il pianeta. La sua visione dell’Aerocene (un’epoca post-fossile in cui il movimento è generato esclusivamente dall’energia solare e dalle correnti d’aria) trova nelle Salinas Grandes il suo laboratorio naturale. Qui, nel 2020, l’artista ha già realizzato il volo aerosolare di Pacha, stabilendo 32 record mondiali di sostenibilità aeronautica e portando l’attenzione globale sulla fragilità degli ecosistemi andini.

In questa nuova fase, Saraceno trasla la sua ricerca dall’aria alla terra (e ai suoi minerali), mantenendo però intatta la dimensione politica: l’opera d’arte diventa una piattaforma che dà visibilità a conoscenze ancestrali e istanze di giustizia climatica.

Tomás Saraceno, Pacha, 2020

Tra Monaco e l’Argentina: il calendario dell’installazione di Saraceno

Il percorso internazionale del Santuario è già tracciato. Il 16 luglio 2026, la Haus der Kunst di Monaco inaugurerà una grande mostra dedicata all’artista, curata da Sarah Theurer e Andrea Lissoni, dove il progetto argentino occuperà una posizione centrale. L’istituzione tedesca figura infatti tra i principali sostenitori dell’iniziativa.

L’inaugurazione fisica del Santuario nelle Salinas Grandes è invece prevista tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2026, in un momento di particolare fermento per l’arte contemporanea sudamericana, a ridosso della fiera arteba. Il progetto sarà sostenuto anche da una campagna di raccolta fondi globale che coinvolge partner istituzionali e privati, ai quali verranno offerte opere in sale appositamente realizzate dall’artista, consolidando ulteriormente il legame tra mercato dell’arte e azione diretta sul territorio.

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