Il Max Mara Art Prize for Women diventa nomadico e guarda all’Asia

di - 22 Gennaio 2026

Il Max Mara Art Prize for Women inaugura una nuova fase della propria storia e cambia orizzonte: a partire dalla decima edizione, il premio diventa nomadico, aprendosi a un respiro pienamente globale. Dopo 20 anni di attività legata al Regno Unito, il riconoscimento ideato da Max Mara e Collezione Maramotti avvia un percorso itinerante che, a ogni edizione, si radicherà in un nuovo contesto geografico e culturale. Il primo partner di questa nuova stagione sarà il Museum MACAN di Giacarta, segnando l’approdo del premio in Asia. A guidare questa nuova incarnazione sarà Cecilia Alemani, chiamata a ricoprire il ruolo di curatrice del premio e presidente di giuria.

Emma Talbot davanti a una delle opere esposte @ Collezione Maramotti

Istituito nel 2005, il Max Mara Art Prize for Women è stato il primo premio internazionale dedicato specificamente ad artiste emergenti e mid-career che si identificano nel genere femminile. «Sviluppare un premio che consentisse alle artiste di esprimere appieno le proprie potenzialità è stato, allora, un atto pioneristico. Ciò è avvenuto offrendo l’opportunità per una crescita tecnico-artistica, umana e culturale con modalità del tutto originali», così Luigi Maramotti, Presidente di Max Mara Fashion Group, ha ricordato le origini del premio che, fin dall’inizio, si è distinto per una formula atipica, fondata non su un riconoscimento economico immediato ma su un tempo lungo di ricerca: una residenza di sei mesi in Italia, costruita su misura delle esigenze dell’artista, seguita da due mostre personali e dall’acquisizione dell’opera da parte della Collezione Maramotti.

Dominique White, Deadweight. Installation view, Collezione Maramotti, Reggio Emilia

Un modello che ha contribuito in modo concreto allo sviluppo professionale di numerose artiste, offrendo loro spazio, risorse e visibilità in una fase cruciale della carriera. Nel corso delle sue precedenti edizioni, il Max Mara Art Prize for Women ha sostenuto una generazione di autrici oggi pienamente affermate sulla scena internazionale. A vincere il premio sono state Margaret Salmon, per l’edizione inaugurale 2005-2007, quindi Hannah Rickards, Andrea Büttner, Laure Prouvost, Corin Sworn, Emma Hart, Helen Cammock e, infine, Emma Dominique White per l’edizione più recente.

Collezione Maramotti, Photo credit Claudia Marini

Per due decenni il premio si è sviluppato in stretta collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, partner fondamentale nella selezione e promozione delle artiste attive nel Regno Unito. La conclusione di questa lunga alleanza segna ora l’inizio di una trasformazione strutturale: senza rinunciare alla propria identità, il premio estende il proprio raggio d’azione e si configura come piattaforma di scambio tra ecosistemi artistici diversi, con l’obiettivo di contribuire in modo sempre più incisivo alla costruzione di pari opportunità nel sistema dell’arte contemporanea. «Per Whitechapel Gallery è stato un onore aver sostenuto nel corso degli anni il lavoro e lo sviluppo di queste artiste incredibili, e il fatto che manteniamo tuttora rapporti così stretti con tutte le persone coinvolte non fa che attestare la forza del premio», ha dichiarato Gilane Tawadros, Direttrice di Whitechapel Gallery.

A rappresentare questa nuova direzione sarà Cecilia Alemani, direttrice e curatrice capo di High Line Art a New York. È stata la prima donna italiana a dirigere la Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2022, con Il latte dei sogni, e ha curato numerose mostre e progetti in istituzioni come il Castello di Rivoli, il Hammer Museum e il Fridericianum di Kassel. Nel nuovo corso del Max Mara Art Prize for Women, Alemani individuerà di volta in volta il Paese e l’istituzione partner, costruendo un dialogo strutturato tra contesti culturali differenti.

Portrait of Cecilia Alemani – Max Mara Art Prize for Women Curator

«Aprire questa decima edizione al mondo, e in particolare all’Indonesia e al MACAN, non è solo un’espansione geografica, ma una chiara presa di posizione: l’innovazione artistica oggi non è più un monopolio occidentale», ha dichiarato Alemani. «Sono convinta che l’unicità di questo Premio, che culmina in una residenza di sei mesi in Italia, offrirà alle artiste selezionate l’opportunità di lavorare in un vero e proprio laboratorio di ricerca, e di incrociare la loro pratica con una tradizione millenaria, producendo una nuova e audace sintesi espressiva».

Fondato nel 2017, il Museum MACAN è la prima grande istituzione di arte moderna e contemporanea dell’Indonesia e si propone come un punto di riferimento per la scena culturale del Sud-est asiatico, con una programmazione che intreccia artisti locali e internazionali e una forte attenzione al pubblico e all’educazione. «Siamo orgogliosi di far parte di questa iniziativa e di promuovere uno scambio culturale che continuerà oltre a questa edizione. Questo Premio offre una residenza di sei mesi nell’ambiente artistico italiano, consentendo una ricerca approfondita, l’espansione delle relazioni e l’adozione di metodi di lavoro che potrebbero non essere ancora comuni a livello locale. Il suo impatto si estende non solo all’artista selezionata, ma anche al più ampio ecosistema artistico indonesiano, che continua a rafforzare il proprio supporto per le artiste», ha dichiarato Venus Lau, Direttrice del Museum MACAN.

La struttura della decima edizione, in programma tra il 2025 e il 2027, conferma la volontà di mantenere intatti i principi fondativi del premio. La giuria, presieduta da Alemani e composta da professioniste attive nel contesto indonesiano e internazionale, selezionerà l’artista vincitrice, che intraprenderà la residenza di sei mesi in Italia organizzata dalla Collezione Maramotti. Il progetto sviluppato sarà poi presentato in una mostra personale al Museum MACAN e successivamente a Reggio Emilia, entrando a far parte della collezione.

In questo senso, il ruolo della Collezione Maramotti rimane centrale. Aperta al pubblico nel 2007 negli spazi storici della prima fabbrica Max Mara, la collezione custodisce oltre 200 opere dal secondo Dopoguerra a oggi e si distingue per un’attività costante di committenza e sostegno alla ricerca contemporanea. «Intrecciare connessioni con altri paesi del mondo, con realtà culturali ed esperienze artistiche diverse rappresenta un ulteriore, appassionante tassello nell’evoluzione del Max Mara Art Prize for Women, e si integra con coerenza nella missione della Collezione Maramotti, che aspira ad essere lo specchio di idee e pratiche artistiche originali, innovative e ambiziose del tempo presente», ha commentato Sara Piccinini, Direttrice di Collezione Maramotti.

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