Il museo a cielo aperto tra i ruderi di Montevago

di - 10 Febbraio 2021

Era il 15 gennaio del 1968 quando una violenta scossa sismica piombò sulla Sicilia occidentale provocando quello che poi fu ricordato come “Terremoto del Belice”. Montevago fu uno dei paesi colpiti e le mura che prima formavano una società, divennero semplicemente macerie. Un terremoto e una distruzione fatale il cui ricordo ancora oggi fluttua nell’aria così che i sospiri e gli affanni sembrano sentirsi ancora nel vento. Poggioreale Vecchia tra i suoi ruderi conserva come un tesoro banchi di scuola, poltrone e riviste di fine anni ’60 le cui pagine vagano nell’aria confondendosi con la polvere. Gibellina indubbiamente è l’assenza trasformata in presenza dalla grande mano di Alberto Burri. Camminando tra i blocchi bianchi di cemento, nel silenzio assordante che si staglia tra il cielo e la natura incontaminata, la drammaticità si erge a monumento evocativo così che il ricordo non si esaurisca mai.

Primavera a gennaio, Montevago

A Montevago, paesino del belicino e vittima di quell’immane tragedia, nel 53esimo anniversario dal Terremoto nasce “Percorsi Visivi“, il museo open air nato grazie al lavoro dell’associazione culturale “La Smania Addosso” con l’obiettivo di utilizzare la cultura e l’arte lì dove governavano solo macerie e ricordi dimenticati. Montevago, pertanto, come le altre cittadine, viene ricostruita poco lontano nei paesi che oggi sono ricordati come “nuovi” rispetto ai luoghi originari colpiti dal terremoto dove, tuttavia, grazie all’utilizzo della creatività si stanno ri-creando nuove occasioni di incontro e confronto. “Percorsi Visivi”, infatti, non ospiterà solo progetti e lavori di artisti ma anche laboratori, eventi culturali ed enogastronomici. I primi artisti che hanno contribuito a rimettere insieme le macerie sono stati Ligama, Bruno D’Arcevia e Pascal Catherine. Siciliano d’origine, cresciuto professionalmente a Catania, Ligama dal 2017 inizia il suo progetto Uncomissioned Landscape Manipulation: una ricerca lungo il territorio siciliano che ha come protagonisti i ruderi, da sempre parte integrante del paesaggio dell’isola. Ruderi che dispersi nella natura incontaminati hanno avuto diverse funzioni ma che nel tempo presente si rivelano come luoghi dimenticati, che conservano tuttavia una memoria fragile e allo stesso tempo profonda di ciò che sono stati. Ligama, attraverso la sua azione pittorica, provoca un processo di trasformazione in cui il rudere diviene reale provocando una nuova relazione con lo spazio-tempo attraverso cui è stato plasmato. «Un viaggio di riappropriazione attraverso la pittura» come dice Ligama stesso. Gli oggetti, quindi, vengono accolti a vita nuova, che, reagendo con quella passata, rendono possibile un tempo nuovo, a sua volta mutabile. Ligama è riuscito a trasformare alcune delle mura di Montevago in poesia, cercando di raccontare la drammaticità, la rinascita e la resistenza di quel gennaio 1968.

Ligama, Luna Piena, Montevago

Luna Piena celebra Nicolò, che nella sera tra il 14 e il 15 gennaio, quando la terrà iniziò a tremare verso l’ultima inesorabile scossa delle 03:01:54, era con la sua palla in mezzo alla neve proprio come un bambino, che nella sua innocenza ricerca sempre la leggerezza e libertà. A quell’ultima scossa la sua casa non resse e la sua famiglia non riuscì a sopravvivere alla tragedia. Nicolò, però, riuscì a salvarsi, forse guardando la Luna Piena? Primavera in gennaio racchiude in sé un ossimoro ma anche la spinta verso la nuova vita, la consapevolezza che cadendo nel buio si può solo ritrovare la luce. Il bianco candido del fiore è la nascita a nuova vita, la possibilità di una rinascita e il recupero di un sospiro di pace e amore racchiusa in una inconsueta primavera in gennaio. Di Umana Memoria riesce a racchiudere in sé tutta la fragilità e la vita di quei luoghi, re-immaginare gli spazi come ambienti domestici e quotidiani è possibile solo dopo essere entrati in totale comunione con ogni angolo e crepa che senza timidezza si staglia su un muro scrostato. L’unica possibilità di poter dare nuova vita a un luogo rimasto per tanti anni abbandonato. Anche la cultura quindi si unisce al senso di resistenza e rinascita, rifiutando di chiudersi in sé e aprendosi verso l’universo in un processo di adattamento e rigenerazione continua.

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