Roberto Diago, “Hombres Libres, 2025. Istallazione, materiali misti, dimensioni varie ©Estudio Diago. Courtesy: Estudio Diago
Proseguiamo la nostra esplorazione dei progetti che vedremo all’imminente 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che aprirà al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026, con uno dei padiglioni nazionali che, pur collocato fuori dal perimetro ufficiale dei Giardini e dell’Arsenale, si annuncia tra i più densi di implicazioni politiche e simboliche. Il Padiglione della Repubblica di Cuba presenterà Hombres Libres / Free Men, progetto dell’artista Roberto Diago, a cura di Nelson Ramírez de Arellano Conde e con la commissaria Daneisy García Roque, allestito presso Il Giardino Bianco – Art Space, in via Garibaldi 1814, dal 9 maggio al 22 novembre 2026.
Il titolo – Hombres Libres – assume un peso particolare alla luce della situazione che l’isola sta vivendo. Dopo il nuovo giro di vite imposto dall’amministrazione Trump, con sanzioni contro i Paesi che forniscono petrolio a Cuba e il conseguente blocco energetico, il Paese affronta blackout prolungati, riduzione dei servizi pubblici, sospensione di eventi culturali e una crisi che molti osservatori paragonano al “Periodo Speciale” degli anni Novanta. Oltre cento artisti e intellettuali cubani hanno recentemente firmato un appello contro quello che definiscono un «Atto genocida», chiedendo solidarietà internazionale contro un embargo che dura da oltre 60 anni e che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha più volte invitato a revocare, trovando sempre la ferma opposizione di Stati Uniti e Israele.
In questo contesto, il lavoro di Roberto Diago – nato all’Avana nel 1971, pittore, scultore e installatore con una lunga carriera internazionale – si carica di una risonanza ulteriore. Peraltro Diago ha già partecipato alla 47ma e alla 57ma Biennale di Venezia, oltre che alla Biennale dell’Avana, e ha esposto alla Ethelbert Cooper Gallery di Harvard, al Museo Nacional de Bellas Artes dell’Avana, alla Casa América di Madrid, tra le altre sedi istituzionli. Le sue opere sono entrate in collezioni di musei come il Museum of Fine Arts di Boston, il Museo Reina Sofía di Madrid e il Museo delle Civiltà Nere di Dakar. Da oltre tre decenni Diago indaga l’eredità della diaspora africana e la persistenza di forme di subordinazione e razzializzazione nel presente. La sua ricerca, spesso costruita con materiali di recupero – metalli ossidati, legno, plastica, scarti – affronta «L’essenza della schiavitù dell’uomo nero contemporaneo», intrecciando memoria storica e tensione identitaria.
L’installazione di Roberto Diago per la Biennale di Venezia si compone di un gruppo di sculture – teste di dimensioni diverse – che avanzano verso lo spettatore. Le superfici sono segnate da cicatrici in rilievo, che attraversano metalli corrosi e legni grezzi come tracce tattili di una storia che rifiuta l’oblio, presenze che rivendicano la propria sopravvivenza. La cicatrice, nella poetica di Diago, è segno di resistenza, dichiarazione di identità, affermazione di dignità.
Il concetto di “uomo libero” non coincide con una definizione giuridica o formale. Per Diago, la libertà è una pratica, una tensione costante, un esercizio di memoria. È la capacità di riconoscere i propri segni e di opporsi a narrazioni storiche distorte o cancellate. In questa prospettiva, la pelle nera – lungi dall’essere superficie neutra – diventa mappa geografica di traumi e resilienze.
In un momento in cui l’isola è nuovamente stretta nella morsa di un embargo che molti definiscono intollerabile sotto il profilo del diritto internazionale e delle conseguenze umanitarie, Hombres Libres vuole interrogare il senso stesso della libertà, per un confronto diretto, non mediato, con la storia coloniale e con la schiavitù, oltre che con le forme contemporanee di esclusione e marginalizzazione, ormai evidenti anche nel mondo occidentale e considerato democratico.
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