Fabian Knecht, Isolation, 2019 (courtesy of Alexander Levy)
Non è una galleria, non sono riproduzioni di piante. È Isolation di Fabian Knecht, installazione immersiva in forma di white cube situata nei pressi della cittadina tedesca di Buckow, a est di Berlino. Più specificamente nel bel mezzo di una foresta, nel parco naturale di Märkische Schweiz, dove Knecht ha deciso di attuare un’opera paradossale in cui espositore ed esposto s’includono vicendevolmente.
Anzichè portare la natura in una galleria, l’artista ha infatti scelto di portare una galleria nella natura, costruendola in base alle “opere” esposte e al percorso da lui pensato: una galleria sviluppata a partire dal suo contenuto. E le opere esposte sono veri e propri frammenti di paesaggio, selezionati dall’artista e nitidamente isolati dai 180 metri quadri di ambienti in stile white cube da lui costruiti.
Una galleria che diviene dunque parte dell’opera, il cui fine ultimo è una rieducazione allo sguardo, alla contemplazione, allo stupore di ciò che da sempre ci circonda. Isolation intende risvegliare l’arcaica meraviglia dell’ammirare la natura, così com’è e come è sempre stata, con un semplice gesto: l’isolamento.
Nello scegliere e isolare piccole porzioni di paesaggio, Knecht le “accende” e stimola lo spettatore ad osservarle come si guarda un fiore colto da un prato fiorito. L’effetto decontestualizzante delle pareti bianche, infatti, canalizza l’attenzione e trasforma il campione di paesaggio in un microcosmo con le sue peculiarità interne, analogie, rimandi, differenze. Una moltitudine di dettagli e relazioni che molto spesso non si è abituati a cogliere durante una normale passeggiata.
Isolation di Knecht è insomma un percorso in cui artificio e natura s’incontrano in maniera inedita, aiutando lo spettatore a focalizzarsi sulla complessissima semplicità della natura in un momento storico in cui un po’ di attenzione all’ambiente non guasta di sicuro.
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