Jeff Koons torna da Gagosian, una love story nel mercato dell’arte

di - 28 Agosto 2025

Nell’universo scintillante del mercato dell’arte, ci sono storie che sembrano uscite da un feuilleton ottocentesco, tra passioni interrotte, separazioni burrascose e ritorni clamorosi. È il caso di Jeff Koons, che rimane tra i più discussi e controversi artisti contemporanei e che, dopo un triennio di “esilio”, torna sotto l’ala di Larry Gagosian, l’art dealer che, più di ogni altro, ha saputo trasformarlo in una superstar globale.

L’annuncio ufficiale è arrivato a fine agosto ma il ritorno si era già preannunciato a maggio, quando Koons aveva fatto la sua comparsa a Frieze New York nello stand di Gagosian, presentando tre monumentali sculture della serie Hulk Elvis, direttamente dalla sua collezione personale. Un assaggio che aveva il sapore inequivocabile di un riavvicinamento.

Tutte le gallerie di Jeff Koons

Koons aveva lasciato Gagosian nel 2021, motivando la scelta con la necessità di un «Cambiamento di ambiente». A dargli rifugio era stata Pace Gallery, che insieme a David Zwirner sembrava pronta a ridisegnarne il percorso. Ma il nuovo sodalizio si è rivelato fragile: secondo le cronache, la serie di sculture ispirate alle porcellane di Meissen ha avviato un vortice di costi esorbitanti, con investimenti oscillanti tra i 50 e i 100 milioni di dollari. Quando servivano altri fondi per concludere la produzione, gli investitori si sono tirati indietro e Koons, senza più sostegno, ha abbandonato la nave.

In verità, il rapporto tra Koons e i galleristi non è mai stato semplice. Quanto l’artista muoveva i suoi primi passi, a inizio anni ’80, Mary Boone lo prese sotto la sua ala ma il rapporto non sfociò in una collaborazione stabile. Arrivò quindi Anina Nosei, un’altra gallerista che mostrò interesse per il suo lavoro, riuscendo a vendere una delle sue prime opere – vacuum-cleaner piece – per circa 5mila dollari. Anche questa relazione, però, fu di breve durata. Dopo un periodo anche piuttosto prolifico con la Sonnabend Gallery – e con lo “spin off” con David Zwirner, con il quale Jeff Koons collabora dal 2012 e ha presentato soprattutto la famosa serie Gazing Ball – c’è stata la Gagosian Gallery, che è sempre rimasta la sua casa.

L’artista e il mercato: un amore da riconquistare

Negli ultimi anni, la stella di Koons ha brillato meno intensamente, nonostante i suoi progetti lunari: la critica lo osserva con una certa freddezza e le vendite, dopo l’exploit del Rabbit (1986) battuto da Christie’s nel 2019 a 91,1 milioni di dollari – record assoluto per un artista vivente – hanno subito un ridimensionamento. Eppure, il fascino del suo nome non si è esaurito. Secondo Artnet, potenti collezionisti e dealer hanno continuato a lavorare dietro le quinte per rilanciare la sua immagine.

In questo contesto, il ritorno da Gagosian appare come il più logico e forse l’unico finale possibile. Non si tratta solo di affari: Jeff e Larry hanno scritto insieme alcune delle pagine più spettacolari del mercato globale. In 20 anni, la galleria ha organizzato ben 13 personali dell’artista, da Beverly Hills a Hong Kong, da Londra a New York, contribuendo a consolidarne l’aura di fenomeno planetario.

Un nuovo inizio

Gagosian ha esposto sculture e dipinti di serie iconiche, tra cui Celebration (1994-2019), Easyfun-Ethereal (2000-2002), Popeye (2002-2013 ), Hybrid (2003-2013), Hulk Elvis. Nel 2014, Gagosian ha presentato Split-Rocker (2000) al Rockefeller Center di New York, una scultura monumentale ricoperta da oltre 50mila piante fiorite, in concomitanza con la retrospettiva di Koons al Whitney Museum of American Art.

In ogni caso, per ora non ci sono annunci ufficiali su una prossima grande mostra ma, con 20 sedi nel mondo, Gagosian ha tutte le carte per orchestrare il rilancio. In fondo, il loro rapporto ha tutte le caratteristiche di una saga: interruzioni, tentazioni, colpi di scena, e ora un ritorno che sa di lieto fine. O almeno di un nuovo capitolo da scrivere.

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