“KAWS: THE MESSAGE”, Palazzo Strozzi, Florence, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO studio © KAWS
L’installazione The message di KAWS è un messaggio rivolto a tutti noi che non lascia possibilità di replica, colpisce, provoca, spinge a rivedere le proprie posizioni sui rapporti e la comunicazione, prima che sia troppo tardi, prima che la tecnologia fagociti le nostre relazioni interpersonali.
Le dimensioni sono imponenti, amplificate dallo spazio circoscritto del cortile interno del Palazzo Strozzi. Il legno usato da Kaws dà con le sue nuances una strana vitalità ai celebri personaggi Companion e BFF, ripresi in una posa che rievoca uno dei più celebri temi della Storia dell’Arte, l’Annunciazione. Ciò che colpisce è tuttavia la modalità in cui i personaggi simulano il gesto noto dell’Angelo Gabriele, nell’atto di comunicare a Maria la volontà divina, e quello della Vergine inginocchiata e commossa: tutto avviene tramite messaggi su smartphone. Kaws mostra al mondo una realtà tanto scomoda quanto distopica: oggi siamo così abituati a tenere in piedi i nostri rapporti tramite cellulare che, se un artista dovesse riproporre il topos dell’Annunciazione, lo farebbe probabilmente ritraendo l’Angelo e la Vergine con un cellulare.
The Message di KAWS, curata da Arturo Galansino, è in effetti un monito che evoca la grande tradizione storico-artistica di cui uno dei principali esponenti è il Beato Angelico, noto proprio per le sue “Annunciazioni” e ora in mostra nelle sale di Palazzo Strozzi con un grande percorso espositivo – a cura di Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi – che si snoda fino al Museo di San Marco ed evidenzia il rapporto del Maestro con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche con scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. «Qualche anno fa Arturo Galansino mi ha invitato a realizzare un mio lavoro per il Cortile di Palazzo Strozzi e mi ha parlato della mostra su Beato Angelico», dichiara Kaws. «THE MESSAGE è un’opera che mi sono immaginato in dialogo con il grande maestro dell’arte rinascimentale. Riguarda le persone e come comunicano, e ciò che viene detto e ciò che va perso. Penso che sia un’interpretazione contemporanea di un’idea molto antica».
Nell’opera The Message, Kaws rielabora quindi una scena tipica dell’arte occidentale per condurre una riflessione critica sull’iperconnessione del mondo moderno, in cui il telefono cellulare è divenuto quasi un oggetto sacro della vita quotidiana, emblema della comunicazione universale e istantanea. Mettendo il dispositivo al centro dell’incontro tra i suoi personaggi, KAWS unisce ironicamente un gesto comune a una riflessione collettiva, evidenziando come la tecnologia sia diventata il mezzo principale per gli scambi relazionali, impedendo di fatto l’incontro, il confronto diretto, la reciprocità dello sguardo. Ed è l’anomalia di questa “normalità” a dispiacere e lasciare di stucco per la sua capacità di essere realistica. Forse avevamo bisogno di un artista per rendercene conto, forse avevamo bisogno che ancora l’Arte, questa volta coadiuvata dalla Storia dell’Arte, ci venisse in soccorso e ci aprisse gli occhi sulla straniante società che connota la nostra contemporaneità.
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